La mia triste Italia
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 15 giugno 2009 in Spagna.
[El País]
Un paese che fu bandiera di libertà e cultura ha oggi come premier un politico che censura l’informazione che non lo interessa. Cos’è successo all’Italia? Perché chi l’ama stenta a riconoscerla?
Ho vissuto in Italia più che in Spagna: circa 50 anni. A questo paese, che, secondo l’Unesco possiede il 36% dell’arte del pianeta, io devo molto, sia umanamente che culturalmente. In Italia, dove ho studiato, dove ho respirato per la prima volta l’aria pura della libertà - arrivato molto giovane dal paese della censura, delle condanne a morte arbitrarie, dell’inesistenza di partiti politici - mi diedero la nazionalità per meriti culturali. Lì votai per la prima volta in vita mia. Avevo più di 40 anni. In Spagna non si votava, si viveva solo il terrore.
Ricorderò sempre quella mattina in cui, finalmente, potei introdurre la mia scheda nel segreto di un’urna. Il mio voto, mi dissero, ne valse migliaia. Erano elezioni nelle quali gli italiani cominciavano a stancarsi dei politici, il che li spingeva a non votare. La RAI mi intervistò per chiedermi cosa provasse uno spagnolo che, per la prima volta, poteva votare. Parlai della mia evidente emozione ed mi spinsi a chiedere a coloro che stavano pensando di non recarsi all’appuntamento con il voto, che lo facessero per ripagare la mia pena di non aver mai potuto votare in tanti anni. Più tardi mi chiamarono dalla radio per dirmi che migliaia di persone, tra cui qualche famiglia intera, desideravano che io sapessi che erano andati a votare grazie a me.
In Italia ho potuto pubblicare ciò che non potevo pubblicare nel mio paese (la Spagna, N.d.T.). I suoi quotidiani ed i suoi periodici mi aprirono le porte. Ho goduto del privilegio di conoscere, frequentare ed intervistare personaggi della letteratura e dell’arte che hanno reso grande, in quel momento storico, il paese di Dante e Leonardo, gente come Fellini, Pasolini, Sciascia, Italo Calvino; stilisti come Valentino, Armani, Missoni; grandi imprenditori come Agnelli o Pirelli; magnifici editori come Einaudi o Feltrinelli ….
Persino politici degni come Berlinguer o Moro, o giudici coraggiosi come Falcone, con il quale ho conversato per mesi prima che fosse assassinato. Durante l’incontro con il giudice Falcone eravamo circondati da un nugolo di poliziotti armati fino ai denti e con le sirene spiegate. “È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”, mi disse il magistrato congedandosi con un mezzo sorriso triste. Lo uccisero. Quella era un’Italia che io amavo appassionatamente, nella cui lingua ho scritto i miei primi libri. Fino a quando non è arrivato Berlusconi. Lo vidi atterrare a Palermo, capitale siciliana e cuore della mafia, in elicottero, come un dio pagano. Erano le sue prime elezioni. In pochi credevano che quell’istrione, che mai si era messo in politica, avrebbe potuto vincere in un paese tanto politicizzato come l’Italia. Io pronosticai sul giornale la sua vittoria. Quella mattina a Palermo vidi quasi mezzo milione di persone alzare le braccia verso l’elicottero che portava il Salvatore.
La Mafia siciliana aveva cambiato bandiera. Aveva finito con l’abbandonare la potente Democrazia Cristiana, fino ad allora la sua signora, per offrire il bacio ed i suoi voti all’imprenditore del quale si diceva che possedesse la magica capacità di creare posti di lavoro dal nulla. L’Italia cominciò quel giorno ad entrare nel tunnel della degenerazione. Io ritornai in Spagna.
Adesso vedo, come in un incubo, che gli italiani, che mi avevano dato la gioia per la libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze commesse dal Cavaliere. Dov’è finita quell’Italia che il mondo amava e ammirava?
L’Italia mi difese quando uno dei governi di Franco cercò di processarmi per un articolo che riguardava il comportamento della Chiesa spagnola durante la dittatura militare. Mi convocarono a Madrid. Mi ricevette l’allora ministro Girón. A casa sua. Mi raccontò che un ministro aveva portato il mio articolo ad un Consiglio dei Ministri, chiedendo la mia testa. Franco si limitò, alla fine del Consiglio, a chiamare il ministro Girón e gli disse: “Lasciate stare il giovanotto, altrimenti in Italia lo fanno martire. Però chiamalo e diglielo”.
Era un avvertimento chiaramente mafioso. Così era allora la Spagna. Così è oggi, o quasi, l’Italia.
Nelle mie notti insonni mi chiedo come sia potuta avvenire una tale metamorfosi. Come si sia arrivati attualmente a questa mia triste Italia. Posso solamente farmi alcune domande, dopo la mia grande esperienza italiana.
Perché vinse Berlusconi la prima volta, quando già circolava un libro sui suoi misfatti ed illegalità come imprenditore edile a Milano? Perché i socialisti di Bettino Craxi che, ricercato per corruzione, alla fine morì in esilio, quando arrivarono al potere, permisero a Berlusconi di creare il suo impero televisivo contro tutte le norme della Costituzione? Che cosa fecero o non fecero i comunisti eredi del severo e rispettato Berlinguer, quando, arrivati al potere dopo più di quarant’anni di lotta, lo gestirono tanto male da far sì che gli italiani richiamassero Berlusconi?
In cosa tradirono gli italiani? Perché avevano perso così presto l’essenza di quello che era stato il partito comunista più grande d’Europa e dell’Eurocomunismo, e che riuniva sotto la sue ali, proteggendola dalla mediocrità della destra, tutta l’Intellighenzia, tutta l’arte e tutta la cultura del paese? Un partito, insisto, che aveva come leader un Berlinguer sempre timido e nascosto, figlio legittimo della austera Sardegna, però retto, degno e tanto amato che, il giorno della sua morte, la città di Roma si paralizzò e due milioni di persone si riversarono nelle strade come se la Nazionale avesse vinto un campionato mondiale di calcio.
In quell’epoca fui un severo critico dell’allora potente Democrazia Cristiana, che era al potere da 40 anni e che fu spazzata via a causa dei suoi scandali di corruzione.
Oggi, a tanti anni di distanza, devo riconoscere che ciò che venne dopo, fu peggio. È sotto gli occhi di tutti.
La Democrazia Cristiana, profondamente conservatrice, aveva tuttavia un profondo rispetto per la libertà di espressione dei giornalisti.
Conservo ancora delle cartoline scritte con i caratteri grandi di Fanfani e quelli minuti di Andreotti, entrambi, per diverse volte, presidenti del Consiglio. Ogni volta che pubblicavo un articolo critico su uno o l’altro, nel mio ufficio compariva un motociclista che mi portava una di quelle cartoline, con le quali mi ringraziavano di avere scritto su di loro.
Quando la Spagna stava per entrare nell’Unione Europea, il ministro italiano degli Affari Esteri era Andreotti. All’Ambasciata italiana a Madrid, qualcuno più realista del re decise di fare uno studio dei miei articoli, concludendo che io ero eccessivamente critico con i politici italiani. Chiamarono l’Ambasciatore spagnolo a Roma e, con evidente fare mafioso, gli ricordarono che l’Italia era fondamentale per l’ingresso della Spagna nella Comunità Europea e che i miei articoli non erano di loro gradimento.
La notizia arrivò alle orecchie di Andreotti, che ignorava il fatto. Quella mattina mi chiamò per offrirmi un’intervista. Mi ricevette a braccia aperte. Non si parlò della questione suscitata dall’Ambasciata italiana a Madrid. Mi raccontò aneddoti inediti sulle sue relazioni con l’allora Papa Giovanni Paolo II. Mi disse che il Papa polacco lo invitava a volte a pranzare o a cenare con lui e perfino ad assistere alla messa nella sua cappella privata.
Prima di congedarmi, mi dedicò un libro con queste parole: “Al mio caro collega giornalista Juan Arias, con amicizia”. Andreotti si vantava sempre di essere un giornalista di professione. Ormai alla porta, mi disse: ” La Spagna sarà molto importante nella Comunità Europea. Io l’appoggerò”. Lo fece.
Nonostante ciò, Andreotti soleva dire che ai politici spagnoli mancava la finezza. Purtroppo questa finezza manca oggi a tanti politici italiani, a cominciare dal presidente e dalla sua corte faraonica, che hanno orrore e panico della libera informazione.
Forse non è vero che agli italiani piace tanto Berlusconi - perlomeno agli italiani che conosco io -, forse non gli piacciono neanche tanto gli altri politici.
A questi altri, io diedi il primo voto della mia vita. Cosa triste, come direbbe Saramago.
zollo (Key Master)
604 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Dire che l'Italia sia stata bandiera di libertà mi sembra un po' fantasioso. Certo la storia ufficiale dice così, ma forse occorre ricordare che solo nei primi anni '70, e cioè 20 anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la polizia italiana smise di sparare sulla folla durante le manifestazioni comuniste e le campagne del meridione grondano di sangue innocente di contadini ammazzati solo perchè chiedevano pane.
La Democrazia Cristiana poi aveva un rispetto per la libertà di espressione dei giornalisti così profondo, che l'impero mediatico di Berlusconi nasce proprio dalla volontà del PSI di spezzare in controllo assoluto che la DC aveva sull'informazione. La RAI era in mano DC e il suo monopolio era difeso a morte dalla balena bianca. Riguardo alla stampa, be', cosa dire, certo la DC aveva 50 anni di esperienza alle spalle (cosa che manca a Berlusconi). Ci sono molti modi per controllare l'informazione senza usare un Emilio Fede. I direttori di giornali hanno famiglia, come tutti, alcuni buoni e altri fannulloni, come tanti italiani, e la DC era uno dei più efficienti uffici di collocamento in Italia. Insomma, bene le critiche all'Italia attuale, ma per l'amor del cielo, non guardiamo al passato bianco crociato come un passato da rimpiangere. Molti dei disastri italiani sono nati proprio all'epoca.
Etsi omnes, ego non
Diabolicus (Moderatore)
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
la lettera di cui sopra è stata pubblicata in Italia dall'Internazionale una rivista molto interessante...
cia a tutti..
fabiosalento (Membro)
1 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
L'articolo del Paìs l'ho notato anch'io e gli ho dato la più ampia diffusione: l'ho trovato un punto di vista interessante.
Per diabolicus:
Parlare in quel modo di Andreotti certamente suona male a un italiano, soprattutto dopo i recenti processi. Nelle parole di Arias si legge chiaramente la riconoscenza per ciò che l'Italia gli ha dato quando in SpAgna c'era una dittatura militare che è durata quarant'anni. L'Italia, vista così,era terra di libertà.
Non solo. Ai tempi mezza europa era comunista, per davvero, con tanto di polizia segreta e condanne capitali. Ma il paese con il partito comunista più forte dell'occidente ( per capillarità dell' apparato e numero di militanti) è riuscito a tenersi in equlibrio e a non scivolare in derive militari nè di destra nè di sinistra. Certo, ci sono stati gli attentati, la strategia della tensione, le Briagate Rosse e quelle Nere, ma il grande merito storico della DC rimane quello di avere evitato al nostro paese di allinearsi al blocco sovietico o di scivolare in dittature militari. Oltre all'aver reso in quarant'anni un paese di contadini semianalfabeti la settima potenza industriale del mondo.
Per quanto riguarda la polizia, è chiaro che sparare sulla folla non è bello. Ma la scelta precisa del governo italiano durante la Costituente fu quella di riabilitare gli ex fascisti,senza far loro pesare il passato. Non è da escludere che certi ordini siano partiti da qualcuno di loro. Prendi il caso di Genova, nel 2001, e dimmi: per quanto mi riguarda, la colpa dell'irruzione alla Diaz non è dei poliziotti, che pure l'hanno compiuta materialmente, ma dei vertici che hanno dato l'ordine.
E per quanto riguarda la stampa... il problema non è se durante gli anni della Dc fosse controllata o no, lo è dappertutto, e te lo dico per esperienza. La questione è quella dell'appiattimento generato da un personaggio che ha imposto una precisa "scelta di campo" usando le categorie ("comunista/non comunista") che gli facevano comodo. Tutto ciò è molto più evidente dall'estero. Sinceramente, da qui ( Madrid) non mi pare che la posizione di un miliardario che controlla economicamente mezza italia, più metà dei mezzi di comunicazione, più l'altra metà (statale) perchè ha vinto le elezioni sia plausibile. Ma forse siamo troppo abituati per rendercene conto.
In questi anni mi sono spesso chiesto cosa spinga la gente a votare Berlusconi, e ho visto anche famiglie non ricche essere fermamente dalla sua parte.
La risposta che mi sono dato è che forse questo personaggio ha la capacità di promettere miracoli, e molti di noi non sono sufficientemente smaliziati da capire che i miracoli non li fa nessuno. O forse stanno troppo male.
Inoltre, un problema: quanrant'anni di ufficio collocamento dc, tra le altre cose, hanno prodotto ( ora si, hai ragione) logiche assistenzialiste che non hanno niente a che vedere col benessere e lo sviluppo, ma sono quanto di più distante anche dalla civiltà. L'italia è divisa in due, chi lo nega è ipocrita: al sud si trova veramente lavoro perlopiù grazie a conoscenze.
Il mito dell'imprenditore quindi, attecchisce presto.
Bisognerebbe vedere quanto sono cambiate davvero le condizioni del Sud nei quindici anni di Berlusconi. Io credo non molto. La disoccupazione è sempre alta, e la gente pensa un po' studia fino all'università perchè altro non può fare; di lavorare, non se ne parla tra mafia e conoscenze varie che servono sempre.Di mettersi in proprio, nemmeno a parlarne.
In sintesi ( alla faccia della sintesi ), quello che dice l'autore del pezzo andrebbe contestualizzato pensando alla sua storia personale e a quella spagnola Infatti è uscito sul Paìs. A noi italiani, però, può aiutare a capire quanto un popolo che si è barcamenato tra situazioni ben più complicate riuscendo a resistere con istituzioni democratiche, abbia voglia di cambiamente, e ne abbia così tanta, da accettare l'offerta di un televenditore prestato alla politica.
Un abbraccio a tutti
Anto (Membro)
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
@Anton: avevo ben capito che l'articolo dev'essere contestualizzato. Ma l'autore non ha scritto un articolo per ringraziare l'Italia, l'ha scritto per criticare Berlusconi e, per farlo, sceglie di elogiare l'Italia della prima repubblica ed è questo che critico. Berlusconi dà talmente tanto materiale ai suoi critici, che non c'è proprio bisogno di mancare alla verità o interpretarla in modo fazioso. Avrebbe potuto paragonare l'Italia con l'Inghilterra e ben zitto me ne sarei rimasto. Ma io sono fatto così, non sopporto che si approfitti dell'ignoranza altrui (in questo caso del lettore spagnolo che ovviamente non è tenuto a conoscere i dettagli della storia italiana più recente) per affermare le proprie idee. In questa sede spesso intervengo quando si attacca Berlusconi perché si parla sempre di lui, ma se domani venisse pubblicato un articolo criticando Togliatti con argomenti non veritieri, sarei il primo a prendere la penna (anzi la tastiera) per difenderlo. Perchè se una persona ha ucciso, è giusto che sia condannata, ma per omicidio, non per strage, perchè non è quello il delitto che ha commesso.
Riguardo ai meriti della DC, cosa dire, la storia d'Italia è stracolma di miti che, andando a studiare bene, si riducono poi a ben poca cosa. Quando un paese è completamente distrutto, non è grande merito averlo ricostruito. Lo hanno fatto i franchisti in Spagna, i laburisti in GB, la DC in Italia. E con i soldi del governo USA, tutto risulta più facile. Riguardo alla trasformazione del paese di contadini semianalfabeti, fammi dire che a settima potenza industriale del mondo ci siamo arrivati a colpi di svalutazione, che è un'ottima strategia, ma è una politica economica un po' povera, un po' da disperati e un po' da studente del 1º anno di economia. Noi italiani siamo sempre abituati ad accontentarci di quello che ci viene dato, a te sta bene essere arrivato a 7ª potenza, fai bene, ma io no, perché senza la politica economica DC saremmo arrivati ad essere la 5ª.
Ti chiedi perché la gente vota Berlusconi nonostante tutto. Secondo me per due motivi. 1º per quello che ho detto prima, perché Berlusconi non ha portato sul malcostume nessuna novità in Italia. La libertà di informazione in Italia non è mai esistita, massoni e collusi con la criminalità organizzata nella politica italiana ce ne sono sempre stati, il voto di scambio è sempre esistito (lo ha inventato la DC), ecc, ecc. Non è una spiegazione mi dirai. Dipende, se chi vota pensa che in fondo i politici fanno quello che farebbe lui al loro posto, allora tutto ha una spiegazione. Detto in altre parole, ma ovviamente è un'opinione personalissima, gli italiani (presi tutti insieme) sono gli ultimi su questo mondo a potersi lamentare per il malcostume pubblico, perché quello che fanno i politici è lo stesso, su larga scala, che fanno i comuni mortali: da quello che ha un amico in polizia e non paga manco una multa, allo statale che ci mette il doppio di un dipendente privato a smaltire una pratica. 2º e ti rispondo con una domanda. Perchè tu non voti per Berlusconi? probabilmente perchè ti schifa l'idea di votare per un piduista, per un oligarca, per un corruttore, ecc, ecc. E non ti viene in mente che ci può essere gente a cui lo stesso schifo faccia votare per ex PCI. Proprio perchè siamo vissuti 50 anni divisi tra bene (DC) e male (PCI). C'è molta gente che vota Berlusconi turandosi il naso, così come hanno fatto molti americani bianchi votando un negro e molti bavaresi votando per una donna nata nell'ex DDR. Perchè non possiamo scegliere per chi votare. In genere non siamo liberi. E ci manca solo più che se sono di destra devo votare sinistra o se sono di sinistra devo votare destra perchè il mio partito non è capace di esprimere un candidato decoroso. Questo può accadere in paesi dove le differenze tra i due schieramenti sono minime, ma da noi non è così. Io sono cosciente del fatto che Berlusconi è più liberista a parole che a fatti, ma con lui la speranza che privatizzi le ferrovie posso averla, con il PD me lo posso scordare.
Diabolicus (Moderatore)
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Criticare Berlusconi elogiando la prima repubblica..ce ne vuole!!
D'accordo con Diabolicus al 90%, visto che non scenderei a compromessi con un tale personaggio, per la serie se devo sperare che avvenga una manovra politico-economica-sociale di mio aggrado devo scommettere su quel cavallo marcio???!!! Ne vale davvero la pena?
Poi, come diceva Pulcinella interpretato dal grande Eduardo De Filippo, ogni popolo ha il re che si merita...
ivan82 (Membro)
55 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Per diabolicus:
La discussione l'hai spostata sul ruolo della Dc, più che su Berlusconi. Ci sono alcune cose che non condivido. Il fatto che sia facile ricostruire partendo da zero. Prendi la Russia. Non partiva da zero, ma non si puòcerto dire che sia sulla buona strada per essere una democrazia.
Oppure, vallo a spiagare agli iracheni. La nostra situazione del '45 ricorda più la loro adesso che quella della Gran Bretagna e della Francia di allora. La Spagna non è della partita, dato che fino a venti anni fa era il fanalino di cosa dell'europa ed è cresciuta in fretta non con la svalutazione della moneta ma con la speculazione sui mutui, e i risultati si vedono ( titolo del paìs di sabato: la alta morosidad de los promotores agrava mas la crisis, ma mi pare di aver visto una tabella della disoccupazione anche sul forum).
Francia e Gb avevano alle spalle solide tradizioni statali e demoncratiche. L'Italia, non proprio. Veniva da 20 anni di fascismo, più 60 di monarchia, ed era passato meno di un secolo dall'unità. Genti diverse che non parlavano nemmeno la stessa lingua. Non è esagerato dire che l'ha unificata Mike Bongiorno coi suoi quiz più che i politici. La differenza mi sembra netta.
Mancava inoltre quasi del tutto una classe dirigente e di funzionari all'altezza. Credo quindi che meglio di così,col materiale a disposizione, non si sarebbe potuto fare.
Per quanto riguarda la politica economica, invece, se la produzione fosse omogenea su tutto il territorio nazionale, saremmo 5^ senza bisogno di cambiarla, credo. Ma è quello che vuoi? Un paese industriale, che vive come Milano? Oppure basta eliminare gli sprechie le inefficienze, per vivere dignitosamente mantenendo il nostro stile di vita che tutto il mondo ci invidia?
Tornando all'articolo, a me il ringraziamento all'Italia sembra neanche troppo implicito. Si tratta, comunque, del racconto di un 'esperienza, dell'opinione di un ex immigrato in Italia, a cui il Paìs ha dato spazio probabilmente perchè in questi giorni è in polemica con Berlusconi. Ma non credo che per questo sia priva di valore. Non si tratta di sfruttare l'ignoranza, legittima peraltro, della gente spagnola, ma di esprimere un punto di vista. Lo fanno tutti i giornali. Ti ripeto, sentire parlare in questi termini di Andreotti fa pensare, ma può essere anche uno spunto di riflessione, ad esempio per confrontare le virtù politiche sue con quelle dell'uomo di Arcore.
E' chiaro che le opinioni dall'estero sono tagliate con l'accetta, ma francamente Berlusconi assomiglia più a un caudillo sudamericano che a un politico.
Il motivo per cui non lo voto? Non è un qustione morale,credo. Se fossi convinto che lui potesse risolvere i problemi dell'italia, che in fondo se vogliamo parlare onestamente sono pur sempre fino adesso quelli di una democrazia, magari mi piegherei. Il fatto è che non ne sono convinto. Perchè non credo che, per sintetizzare, dal benessere delle imprese automaticamente derivi un benessere generale e diffuso. Le sue parole mi suonano sempree un po' come un "se siete capaci di fare quello che ho fatto io, fatevi sotto, e sarete ricchi anche voi". Su cosa abbia fatto, meglio tacere. O no?
Concordo con Alex, e molti altri, che rassegnati osservano che ogni popolo ha i governanti che si merita. In Italia, tra Berlusconi e la Lega facciamo il 60% dei voti. E'innegabile che il nostro abbia talento di comunicatore. Ma diabolicus, guarda oltre l'apparenza. La privatizzazione delle Ferrovie al limite potrebbe farla anceh il PD. Ma sei sicuro che privatizzare sia sempre la strada giusta? Non conosco le tue condizioni economiche, ma se fossei in te mi terrei stretto il nostro sistema sanitario gratuito e i nostri ammortizzatori sociali.
La prima Repubblica,con la rappresentatività che c'era nel sistema politico, era migliore del bipolarismo. Due soli schieramenti non sono nel nostro sangue. Cercare di imporli con manovre politiche, super premi di maggioranza e quant'altro non è giusto, e trasforma la democrazia in dittatura della maggioranza. Da questo punto di vista, anche il pd mi sembra piuttosto miope: anche se capisco che per lottare con Berlusconi devi usare le stesse armi.
Voglio però vedere cosa diventerà la politica italiana quando Berlusconi non ci sarà più. Quando, cioè, salterà il tappo, e saremo costretti a guardarci di nuovo tutti quanti in faccia. Senza cerone.
Anto (Membro)
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Anto e Diabolicus, il vostro mi sembra un ottimo dibattito!
Anto, vado un po' off topic e ti faccio una domanda: perchè ritieni che il pluralismo politico sia migliore? Io nel pluralismo vedo solo partiti dallo 0,poco che possono tenere sotto scacco un governo.
Oggi questo succede anche con il nostro bipolarismo, ma io credo che avvenga solo perchè è ancora giovane e acerbo, con il tempo non dovrebbe più essere così.
E ancora: ha davero senso avere partitelli come rifondazione comunista, comunisti italiani, sinistra alternativa e gli altri 800 partiti con falce e martello nel simbolo? E' davvero necessario avere il nuovo MSI, la fiamma tricolore, FN e la destra tutti quanti separati? E' davvero necessario avere il partito dei pensionati?
ilverococco (Membro)
307 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
@Anto: l'accento sulla DC lo ha messo l'autore dell'articolo. Io mi sono dilugato un po' perché è un argomento molto complesso ed è difficile liquidarlo con poche righe, poi mi piace argomentare bene le mie opinioni. Io mi riferivo alla ricostruzione materiale del paese, grande merito che viene addebitato alla DC, ma, come dicevo, tutta l'Europa è stata ricostruita e da governi di diverso segno. Non credo che il PLI o il PRI avrebbero fatto di meno. Poi non sono d'accordo quando parli di un paese che viene da 20 anni di fascismo e 60 di monarchia come se stessimo parlando della peggior peste. Accantonando l'ovvio aspetto liberticida, il fascismo è stato l'unico periodo veramente riformista che ha avuto il nostro paese (e dovrebbe farci riflettere il fatto che sia stato necessario avere una dittatura). E lo stesso dicasi della classe dirigente, io preferisco un funzionario onesto, ligio agli interessi del paese, anche se con un passato fascista (ma non sappiamo se per convinzione o per interesse), che funzionari dal passato democratico irreprensibile, ma con un'idea molto flessibile del dovere.
Ovviamente voglio un paese industriale come Milano, perchè se eliminassimo gli sprechi e le inefficienze gran parte del mezzogiorno morirebbe di fame e qualcosa a cambio bisognerà pur dare. O pensi che tutto il Mezzogiorno possa campare di turismo come diceva Prodi?
Torniamo all'articolo. Mi sembra legittimo esprimere un punto di vista, ma se poi cerchi di dimostrare che hai ragione, fallo con la verità.
Io sì sono convinto che dal benessere dell'impresa derivi benessere generale, perché un operaio non esiste se non c'è prima un industriale. Senza lavoro un uomo non vale granché e il lavoro si crea creando imprese, non posti di usciere al Comune. Poi ti prego di non usare il vecchio trucco della sinistra di tirare fuori la privatizzazione della sanità ogni volta che uno parla di riforme economiche. Io non ne ho parlato, però sì credo che è un bene privatizzare le ferrovie, le poste, le aziende municipalizzate, i porti, ecc.
Sono d'accordo con te che il sistema proporzionale della prima repubblica era forse più giusto. Ma rende il paese ingovernabile. Poi nessun grande partito è monolitico, le sfumature che da noi venivano espresse con partitini, altrove sono espresse con forti gruppi al'interno di ciascun partito. È l'evoluzione naturale del partito il cui futuro è un contenitore di idee, possibilmente omogenee. O pensi che gli americani sono semplicemente rep. o dem.? La differenza tra un repubblicano del Montana e uno del Missouri è la stessa che tra Bush e Obama. Ma prima se la vedono dentro il partito e dopo tutti seguono la linea maggioritaria nel partito. È un sistema diverso, ma non antidemocratico e funzionale alla governance di un paese che assomiglia sempre più a quello di una impresa. La democrazia è sempre la dittatura della maggioranza. Per questo molti italiani non votano per un partito statalista, il PD, perché quanto più grande è lo Stato, tanto più oppressivo è. Il PDL e, ancor più, la Lega, rappresentano il contrario: la fede nell'individuo e nelle piccole comunità, nella libera associazione delle persone, nella concorrenza tra i territori che valorizza l'efficienza e il lavoro e penalizza la mediocrità. Questo è quello che rappresentano nell'immaginario. Non sempre ne sono all'altezza, ne sono cosciente, ma non puoi togliere l'illusione alla gente. Anche perché Berlusconi non ignora perché la gente lo vota nonostante tutto e se non soddisferà, almeno in parte, le aspettative, il suo destino sarà la sconfitta. E a Berlusconi non piace perdere.
Diabolicus (Moderatore)
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Poi un giorno sarebbe interessante, giusto per rompere la monotonia, di parlare non del perché vince Berlusconi, ma perché non vince il PD. È un argomento che a me sta molto a cuore, perché finché avremo una sinistra mediocre, sarò costretto a vedere una destra mediocre. Ma ne riparleremo in un'altra occasione.
Diabolicus (Moderatore)
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
@ ilverococco: credo che il pluralismo rispecchi meglio la situazione del paese. Una via di mezzo sana tra i quindici partiti della prima repubblica e i due che si vorrebbero ora mi sembra praticabile. non trovi?
Certo , il problema della sinistra radicale è che qualcuno non ha ancora capito che siamo nel 2009 e che l'ablizione della proprietà privata non può essere un obiettivo.
Ma, a mio parere, una sinistra è necessaria. Come lo è una destra sana. Berlusconi? Gioca solo per sè stesso. Infatti non solo non è di destra ( si definisce semplicemente anticomunista); non è nemmeno un politico, e si vanta di non esserlo.
@diabolicus.
Sul valore del fascismo, da De Felice in poi, si è discusso molto, e io sono tra quelli che non gli negano alcuni meriti. Ciò non toglie, e forse è meglio fermarci qui su questo tema, che ne avremmo fatto volentieri a meno sia qui, che in Germania, che nel resto del mondo. Se prendi il fascismo, prendi il pacchetto completo.
Ad ogni modo, ognuno ha le sue idee.
Il Mezzogiorno per storia, conformazione geografica, mancanza di infrastrutture, lontananza dal "continente" non sarà mai come il Nord Italia. E nessuno pretende che lo sia. Le priorità, a mio parere, sono la lotta alla mafia e all'assistenzialismo. Il turismo va sviluppato: in italia, col 36% del patrimonio culturale mondiale, non siamo capaci di valorizzarlo. Ma l'esempio da seguire non è la costa smeralda, per intenderci.
Sul benessere che deriva dalle imprese, il tuo ragionamento è, per usare parole tue,da bocciatura all'esame di macroeconomia. Il liberismo classico di Smith, la mano invisibile che tutto regola, è stato abbandonato dopo il '29 in favore delle teorie di Keynes, che sollecitano l'intervento dello stato. Come sempre, ci vuole equilibrio. E magari una generazione nuova di politici che sappiano rileggere il passato. Ma non è di sinistra dire che pagando le tasse si garantisce assistenza sanitaria gratuita a tutti,e non solo a chi può permettersela. E' di buonsenso.
L'America, diabolicus, è un paese nato con la corsa all'oro, cementato attorno al mito della bandiera e alla figura del presidente. Ha bisogno di questi feticci perchè non ha una storia, ma è composto da molteplici etnie che devono conviveree non scannarsi come erano d'altronde abituate a fare. Purtroppo per gli americani, non è riuscita a scrollarsi di dosso questa "competitività esasperata" neanche ora. L'impresa, il successo personale, la capacità di realizzarlo. Se vuoi, chiamala selezione naturale. Io credo che l'uomo stia un gradino sopra le bestie, e che chi rimane indietro vada aiutato. Sempre.
Infine, ti ricordo che in America col maccartismo e la caccia alle streghe, il comunismo non ce l'hanno fatto entrare per scelta. Il che significa che nell'agone politico rimane quello che rimarrebbe da noi se togliessi la sinistra. Non è giusto, nè democratico. La democrazia non vuole essere, come sostieni sbagliando, la dittatura della maggioranza. Quella è una degenerazione possibile, e prevista, tanto che per impedirla,in alcuni casi sono previste maggioranze più ampie di quella semplice. Ma non è democrazia, si chiama aritmetica.
Dove non c'è dialogo, caro diabolicus, non c'è democrazia. Vorrei chiudere dicendo che apprezzo anch'io, come ilverococco, questa discussione
Anto (Membro)
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
@Anto: ognuno ha le sue idee come ben dici e io ho anche il coraggio di dirle, ancorché scomode. Se avessi voluto fare una difesa del fascismo, l'avrei fatto senza essere troppo sottile. Quello che ho detto, e ribadisco, e che per avere un periodo riformista, abbiamo dovuto avere una dittatura. Niente più.
Mezzogiorno. Gli imprenditori del Nord non stanno esattamente delocalizzando in paesi vicini e con ottime infrastrutture. O almeno non credo che Bulgaria, Romania, Tunisia e India siano messi meglio del Mezzogiorno. Le difficoltà le vedo, ma se uno non cerca ogni giorno di superarsi, non credo valga la pena alzarsi la mattina. Che il Mezzogiorno non sarà mai come il Nord è chiaro, ma credo che potrebbe aspirare a molto più che la terra della mafia e delle pensioni di invalidità.
Probabilmente se facessi l'esame in una università pubblica italiana con un professore divenuto tale per aver leccato il culo per anni a chi di dovere sarei bocciato. Ma io non sono studente universitario, sono un libero cittadino che è libero di scegliere la scuola economica che più gli piace. Tieniti pure il buon Keynes, come io mi tengo i miei Einaudi, Friedman, Thomas Jefferson, von Mises, von Hayek e sai che c'è, mi tengo pure Reagan e Thatcher.
Che voglia di farmi dire che voglio una sanità privata. Ma ti devo deludere, perché sono favorevole a fare pagare le tasse per garantire l'assistenza sanitaria gratuita a tutti, ma non per mandare in pensione la gente con 59 o 60 o 61 o 62 anni.
Siamo proprio d'accordo Anto. "Chi rimane indietro vada aiutato", esatto, va aiutato ad andare avanti, ma non impedendo agli altri di proseguire la corsa.
Se per sinistra parli di socialdemocrazia, non ho proprio intenzione di toglierla, ma se parli di teoria che hanno dimostrato ovunque che sono un fallimento, è giusto che si facciano da parte. Ti spiegherò con una storiella cosa intendo quando dico che la democrazia è sempre la dittatura della maggioranza: "Tre uomini sono su una barca. Uno rema. Ad un certo punto quest'ultimo si ferma e si rivolge agli altri due con queste parole: "Scusate, perché adesso non remate un pò anche voi? Questi sorridono e gli rispondono: Abbiamo già votato. Ma se proprio vuoi possiamo anche votare una seconda volta. " Io mi riferisco alla democrazia uscita dalla Rivoluzione Francese che si basa sulla subordinazione dell'individuo alla volontà altrui, sulla superiorità dello stato sull'uomo e sulla prevalenza dell'interesse generale su quello individuale. Preferisco la democrazia come intesa negli USA, cioè come mezzo, e non fine, per assicurare la libertà. E mi riaffermo, una democrazia senza libertà, è una dittatura.
Dove c'è solo dialogo e niente azione, neppure c'è democrazia, c'è anarchia. E a noi italiani piace troppo dialogare.
Diabolicus (Moderatore)
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Diciamo che hai preso delle posizioni forti, diabolicus. Ma le mezze misure nella vita aiutano, anche a convivere.
C'è troppa carne al fuoco, e penso che la discussione ci sta sfuggendo di mano. Se dovessi rispondere a una a una a tutte le tue obiezioni, credo non basterebbero due settimane. Forse è meglio fermarci qui, che ne dici?
Personalmente, credo nella libertà dell'individuo e non sono comunista. Sono solo convinto che Berlusconi sia un buon imprenditore, ma un mediocre politico.
Forse hai ragione, dire che in Italia non c'è libertà è un'esagerazione. Ma è obiettivamente difficile avere il coraggio ( e i mezzi) per combattere una guerra mediatica con Berlusconi.
Sarebbe interessante conoscere il parere di qualcun altro al riguardo... se c'è qualcuno che ha letto l'articolo di arias.
A presto
Anto (Membro)
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
Hai proprio ragione Anto, ma con tanta gente per il mondo con idee banali, ci vorrà pur ben qualcuno con idee quanto meno originali.
Concordo sul fatto che si sta complicando la discussione, ma non che ci sta sfuggendo di mano. Siamo stati di una correttezza e mutuo rispetto esemplari.
E, senza che costituisca un precedente, ti do la ragione per la terza volta. Combattere una guerra mediatica contro Berlusconi è impossibile. Però ti lascio con una riflessione: le due volte che il centro sinistra ha vinto è stato quando ha presentato un leader tutt'altro che mediatico e che non ha fatto una guerra mediatica. Meditate gente, meditate...
Diabolicus (Moderatore)
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
lo so c'entra poco ma questo è quello che avrei voluto dire io, il perchè me ne sono andato dall'Italia
il Malli (Membro)
260 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
credo che c'entri, invece.
rilancio la domanda, per un pezzo che sto scrivendo. perchè ve ne siete andati dall'italia?
e cosa spinge un italiano a essere disoccupato qui piuttosto che nel proprio paese?
e ancora . quanto c'entra la qualità della vita nella scelta di andarsene? che ruolo gioca?
quanto invece dipende dal malcostume, nepotismo, mancanza di meritocrazie etc?
e come vi trovate qui? è davvero diverso? tornereste indietro?e a che condizioni?
vi ringrazio per le risposte, mi saranno molto utili.
Anto (Membro)
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa #
La mia triste Italia
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 15 giugno 2009 in Spagna.
[El País]
Un paese che fu bandiera di libertà e cultura ha oggi come premier un politico che censura l’informazione che non lo interessa. Cos’è successo all’Italia? Perché chi l’ama stenta a riconoscerla?
Ho vissuto in Italia più che in Spagna: circa 50 anni. A questo paese, che, secondo l’Unesco possiede il 36% dell’arte del pianeta, io devo molto, sia umanamente che culturalmente. In Italia, dove ho studiato, dove ho respirato per la prima volta l’aria pura della libertà - arrivato molto giovane dal paese della censura, delle condanne a morte arbitrarie, dell’inesistenza di partiti politici - mi diedero la nazionalità per meriti culturali. Lì votai per la prima volta in vita mia. Avevo più di 40 anni. In Spagna non si votava, si viveva solo il terrore.
Ricorderò sempre quella mattina in cui, finalmente, potei introdurre la mia scheda nel segreto di un’urna. Il mio voto, mi dissero, ne valse migliaia. Erano elezioni nelle quali gli italiani cominciavano a stancarsi dei politici, il che li spingeva a non votare. La RAI mi intervistò per chiedermi cosa provasse uno spagnolo che, per la prima volta, poteva votare. Parlai della mia evidente emozione ed mi spinsi a chiedere a coloro che stavano pensando di non recarsi all’appuntamento con il voto, che lo facessero per ripagare la mia pena di non aver mai potuto votare in tanti anni. Più tardi mi chiamarono dalla radio per dirmi che migliaia di persone, tra cui qualche famiglia intera, desideravano che io sapessi che erano andati a votare grazie a me.
In Italia ho potuto pubblicare ciò che non potevo pubblicare nel mio paese (la Spagna, N.d.T.). I suoi quotidiani ed i suoi periodici mi aprirono le porte. Ho goduto del privilegio di conoscere, frequentare ed intervistare personaggi della letteratura e dell’arte che hanno reso grande, in quel momento storico, il paese di Dante e Leonardo, gente come Fellini, Pasolini, Sciascia, Italo Calvino; stilisti come Valentino, Armani, Missoni; grandi imprenditori come Agnelli o Pirelli; magnifici editori come Einaudi o Feltrinelli ….
Persino politici degni come Berlinguer o Moro, o giudici coraggiosi come Falcone, con il quale ho conversato per mesi prima che fosse assassinato. Durante l’incontro con il giudice Falcone eravamo circondati da un nugolo di poliziotti armati fino ai denti e con le sirene spiegate. “È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”, mi disse il magistrato congedandosi con un mezzo sorriso triste. Lo uccisero. Quella era un’Italia che io amavo appassionatamente, nella cui lingua ho scritto i miei primi libri. Fino a quando non è arrivato Berlusconi. Lo vidi atterrare a Palermo, capitale siciliana e cuore della mafia, in elicottero, come un dio pagano. Erano le sue prime elezioni. In pochi credevano che quell’istrione, che mai si era messo in politica, avrebbe potuto vincere in un paese tanto politicizzato come l’Italia. Io pronosticai sul giornale la sua vittoria. Quella mattina a Palermo vidi quasi mezzo milione di persone alzare le braccia verso l’elicottero che portava il Salvatore.
La Mafia siciliana aveva cambiato bandiera. Aveva finito con l’abbandonare la potente Democrazia Cristiana, fino ad allora la sua signora, per offrire il bacio ed i suoi voti all’imprenditore del quale si diceva che possedesse la magica capacità di creare posti di lavoro dal nulla. L’Italia cominciò quel giorno ad entrare nel tunnel della degenerazione. Io ritornai in Spagna.
Adesso vedo, come in un incubo, che gli italiani, che mi avevano dato la gioia per la libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze commesse dal Cavaliere. Dov’è finita quell’Italia che il mondo amava e ammirava?
L’Italia mi difese quando uno dei governi di Franco cercò di processarmi per un articolo che riguardava il comportamento della Chiesa spagnola durante la dittatura militare. Mi convocarono a Madrid. Mi ricevette l’allora ministro Girón. A casa sua. Mi raccontò che un ministro aveva portato il mio articolo ad un Consiglio dei Ministri, chiedendo la mia testa. Franco si limitò, alla fine del Consiglio, a chiamare il ministro Girón e gli disse: “Lasciate stare il giovanotto, altrimenti in Italia lo fanno martire. Però chiamalo e diglielo”.
Era un avvertimento chiaramente mafioso. Così era allora la Spagna. Così è oggi, o quasi, l’Italia.
Nelle mie notti insonni mi chiedo come sia potuta avvenire una tale metamorfosi. Come si sia arrivati attualmente a questa mia triste Italia. Posso solamente farmi alcune domande, dopo la mia grande esperienza italiana.
Perché vinse Berlusconi la prima volta, quando già circolava un libro sui suoi misfatti ed illegalità come imprenditore edile a Milano? Perché i socialisti di Bettino Craxi che, ricercato per corruzione, alla fine morì in esilio, quando arrivarono al potere, permisero a Berlusconi di creare il suo impero televisivo contro tutte le norme della Costituzione? Che cosa fecero o non fecero i comunisti eredi del severo e rispettato Berlinguer, quando, arrivati al potere dopo più di quarant’anni di lotta, lo gestirono tanto male da far sì che gli italiani richiamassero Berlusconi?
In cosa tradirono gli italiani? Perché avevano perso così presto l’essenza di quello che era stato il partito comunista più grande d’Europa e dell’Eurocomunismo, e che riuniva sotto la sue ali, proteggendola dalla mediocrità della destra, tutta l’Intellighenzia, tutta l’arte e tutta la cultura del paese? Un partito, insisto, che aveva come leader un Berlinguer sempre timido e nascosto, figlio legittimo della austera Sardegna, però retto, degno e tanto amato che, il giorno della sua morte, la città di Roma si paralizzò e due milioni di persone si riversarono nelle strade come se la Nazionale avesse vinto un campionato mondiale di calcio.
In quell’epoca fui un severo critico dell’allora potente Democrazia Cristiana, che era al potere da 40 anni e che fu spazzata via a causa dei suoi scandali di corruzione.
Oggi, a tanti anni di distanza, devo riconoscere che ciò che venne dopo, fu peggio. È sotto gli occhi di tutti.
La Democrazia Cristiana, profondamente conservatrice, aveva tuttavia un profondo rispetto per la libertà di espressione dei giornalisti.
Conservo ancora delle cartoline scritte con i caratteri grandi di Fanfani e quelli minuti di Andreotti, entrambi, per diverse volte, presidenti del Consiglio. Ogni volta che pubblicavo un articolo critico su uno o l’altro, nel mio ufficio compariva un motociclista che mi portava una di quelle cartoline, con le quali mi ringraziavano di avere scritto su di loro.
Quando la Spagna stava per entrare nell’Unione Europea, il ministro italiano degli Affari Esteri era Andreotti. All’Ambasciata italiana a Madrid, qualcuno più realista del re decise di fare uno studio dei miei articoli, concludendo che io ero eccessivamente critico con i politici italiani. Chiamarono l’Ambasciatore spagnolo a Roma e, con evidente fare mafioso, gli ricordarono che l’Italia era fondamentale per l’ingresso della Spagna nella Comunità Europea e che i miei articoli non erano di loro gradimento.
La notizia arrivò alle orecchie di Andreotti, che ignorava il fatto. Quella mattina mi chiamò per offrirmi un’intervista. Mi ricevette a braccia aperte. Non si parlò della questione suscitata dall’Ambasciata italiana a Madrid. Mi raccontò aneddoti inediti sulle sue relazioni con l’allora Papa Giovanni Paolo II. Mi disse che il Papa polacco lo invitava a volte a pranzare o a cenare con lui e perfino ad assistere alla messa nella sua cappella privata.
Prima di congedarmi, mi dedicò un libro con queste parole: “Al mio caro collega giornalista Juan Arias, con amicizia”. Andreotti si vantava sempre di essere un giornalista di professione. Ormai alla porta, mi disse: ” La Spagna sarà molto importante nella Comunità Europea. Io l’appoggerò”. Lo fece.
Nonostante ciò, Andreotti soleva dire che ai politici spagnoli mancava la finezza. Purtroppo questa finezza manca oggi a tanti politici italiani, a cominciare dal presidente e dalla sua corte faraonica, che hanno orrore e panico della libera informazione.
Forse non è vero che agli italiani piace tanto Berlusconi - perlomeno agli italiani che conosco io -, forse non gli piacciono neanche tanto gli altri politici.
A questi altri, io diedi il primo voto della mia vita. Cosa triste, come direbbe Saramago.
Qui l'originale
Per la traduzione grazie a Italiadallestero.info
zollo
604 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Dire che l'Italia sia stata bandiera di libertà mi sembra un po' fantasioso. Certo la storia ufficiale dice così, ma forse occorre ricordare che solo nei primi anni '70, e cioè 20 anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la polizia italiana smise di sparare sulla folla durante le manifestazioni comuniste e le campagne del meridione grondano di sangue innocente di contadini ammazzati solo perchè chiedevano pane.
La Democrazia Cristiana poi aveva un rispetto per la libertà di espressione dei giornalisti così profondo, che l'impero mediatico di Berlusconi nasce proprio dalla volontà del PSI di spezzare in controllo assoluto che la DC aveva sull'informazione. La RAI era in mano DC e il suo monopolio era difeso a morte dalla balena bianca. Riguardo alla stampa, be', cosa dire, certo la DC aveva 50 anni di esperienza alle spalle (cosa che manca a Berlusconi). Ci sono molti modi per controllare l'informazione senza usare un Emilio Fede. I direttori di giornali hanno famiglia, come tutti, alcuni buoni e altri fannulloni, come tanti italiani, e la DC era uno dei più efficienti uffici di collocamento in Italia. Insomma, bene le critiche all'Italia attuale, ma per l'amor del cielo, non guardiamo al passato bianco crociato come un passato da rimpiangere. Molti dei disastri italiani sono nati proprio all'epoca.
Diabolicus
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
la lettera di cui sopra è stata pubblicata in Italia dall'Internazionale una rivista molto interessante...
cia a tutti..
fabiosalento
1 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
L'articolo del Paìs l'ho notato anch'io e gli ho dato la più ampia diffusione: l'ho trovato un punto di vista interessante.
Per diabolicus:
Parlare in quel modo di Andreotti certamente suona male a un italiano, soprattutto dopo i recenti processi. Nelle parole di Arias si legge chiaramente la riconoscenza per ciò che l'Italia gli ha dato quando in SpAgna c'era una dittatura militare che è durata quarant'anni. L'Italia, vista così,era terra di libertà.
Non solo. Ai tempi mezza europa era comunista, per davvero, con tanto di polizia segreta e condanne capitali. Ma il paese con il partito comunista più forte dell'occidente ( per capillarità dell' apparato e numero di militanti) è riuscito a tenersi in equlibrio e a non scivolare in derive militari nè di destra nè di sinistra. Certo, ci sono stati gli attentati, la strategia della tensione, le Briagate Rosse e quelle Nere, ma il grande merito storico della DC rimane quello di avere evitato al nostro paese di allinearsi al blocco sovietico o di scivolare in dittature militari. Oltre all'aver reso in quarant'anni un paese di contadini semianalfabeti la settima potenza industriale del mondo.
Per quanto riguarda la polizia, è chiaro che sparare sulla folla non è bello. Ma la scelta precisa del governo italiano durante la Costituente fu quella di riabilitare gli ex fascisti,senza far loro pesare il passato. Non è da escludere che certi ordini siano partiti da qualcuno di loro. Prendi il caso di Genova, nel 2001, e dimmi: per quanto mi riguarda, la colpa dell'irruzione alla Diaz non è dei poliziotti, che pure l'hanno compiuta materialmente, ma dei vertici che hanno dato l'ordine.
E per quanto riguarda la stampa... il problema non è se durante gli anni della Dc fosse controllata o no, lo è dappertutto, e te lo dico per esperienza. La questione è quella dell'appiattimento generato da un personaggio che ha imposto una precisa "scelta di campo" usando le categorie ("comunista/non comunista") che gli facevano comodo. Tutto ciò è molto più evidente dall'estero. Sinceramente, da qui ( Madrid) non mi pare che la posizione di un miliardario che controlla economicamente mezza italia, più metà dei mezzi di comunicazione, più l'altra metà (statale) perchè ha vinto le elezioni sia plausibile. Ma forse siamo troppo abituati per rendercene conto.
In questi anni mi sono spesso chiesto cosa spinga la gente a votare Berlusconi, e ho visto anche famiglie non ricche essere fermamente dalla sua parte.
La risposta che mi sono dato è che forse questo personaggio ha la capacità di promettere miracoli, e molti di noi non sono sufficientemente smaliziati da capire che i miracoli non li fa nessuno. O forse stanno troppo male.
Inoltre, un problema: quanrant'anni di ufficio collocamento dc, tra le altre cose, hanno prodotto ( ora si, hai ragione) logiche assistenzialiste che non hanno niente a che vedere col benessere e lo sviluppo, ma sono quanto di più distante anche dalla civiltà. L'italia è divisa in due, chi lo nega è ipocrita: al sud si trova veramente lavoro perlopiù grazie a conoscenze.
Il mito dell'imprenditore quindi, attecchisce presto.
Bisognerebbe vedere quanto sono cambiate davvero le condizioni del Sud nei quindici anni di Berlusconi. Io credo non molto. La disoccupazione è sempre alta, e la gente pensa un po' studia fino all'università perchè altro non può fare; di lavorare, non se ne parla tra mafia e conoscenze varie che servono sempre.Di mettersi in proprio, nemmeno a parlarne.
In sintesi ( alla faccia della sintesi
), quello che dice l'autore del pezzo andrebbe contestualizzato pensando alla sua storia personale e a quella spagnola Infatti è uscito sul Paìs. A noi italiani, però, può aiutare a capire quanto un popolo che si è barcamenato tra situazioni ben più complicate riuscendo a resistere con istituzioni democratiche, abbia voglia di cambiamente, e ne abbia così tanta, da accettare l'offerta di un televenditore prestato alla politica.
Un abbraccio a tutti
Anto
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
@Anton: avevo ben capito che l'articolo dev'essere contestualizzato. Ma l'autore non ha scritto un articolo per ringraziare l'Italia, l'ha scritto per criticare Berlusconi e, per farlo, sceglie di elogiare l'Italia della prima repubblica ed è questo che critico. Berlusconi dà talmente tanto materiale ai suoi critici, che non c'è proprio bisogno di mancare alla verità o interpretarla in modo fazioso. Avrebbe potuto paragonare l'Italia con l'Inghilterra e ben zitto me ne sarei rimasto. Ma io sono fatto così, non sopporto che si approfitti dell'ignoranza altrui (in questo caso del lettore spagnolo che ovviamente non è tenuto a conoscere i dettagli della storia italiana più recente) per affermare le proprie idee. In questa sede spesso intervengo quando si attacca Berlusconi perché si parla sempre di lui, ma se domani venisse pubblicato un articolo criticando Togliatti con argomenti non veritieri, sarei il primo a prendere la penna (anzi la tastiera) per difenderlo. Perchè se una persona ha ucciso, è giusto che sia condannata, ma per omicidio, non per strage, perchè non è quello il delitto che ha commesso.
Riguardo ai meriti della DC, cosa dire, la storia d'Italia è stracolma di miti che, andando a studiare bene, si riducono poi a ben poca cosa. Quando un paese è completamente distrutto, non è grande merito averlo ricostruito. Lo hanno fatto i franchisti in Spagna, i laburisti in GB, la DC in Italia. E con i soldi del governo USA, tutto risulta più facile. Riguardo alla trasformazione del paese di contadini semianalfabeti, fammi dire che a settima potenza industriale del mondo ci siamo arrivati a colpi di svalutazione, che è un'ottima strategia, ma è una politica economica un po' povera, un po' da disperati e un po' da studente del 1º anno di economia. Noi italiani siamo sempre abituati ad accontentarci di quello che ci viene dato, a te sta bene essere arrivato a 7ª potenza, fai bene, ma io no, perché senza la politica economica DC saremmo arrivati ad essere la 5ª.
Ti chiedi perché la gente vota Berlusconi nonostante tutto. Secondo me per due motivi. 1º per quello che ho detto prima, perché Berlusconi non ha portato sul malcostume nessuna novità in Italia. La libertà di informazione in Italia non è mai esistita, massoni e collusi con la criminalità organizzata nella politica italiana ce ne sono sempre stati, il voto di scambio è sempre esistito (lo ha inventato la DC), ecc, ecc. Non è una spiegazione mi dirai. Dipende, se chi vota pensa che in fondo i politici fanno quello che farebbe lui al loro posto, allora tutto ha una spiegazione. Detto in altre parole, ma ovviamente è un'opinione personalissima, gli italiani (presi tutti insieme) sono gli ultimi su questo mondo a potersi lamentare per il malcostume pubblico, perché quello che fanno i politici è lo stesso, su larga scala, che fanno i comuni mortali: da quello che ha un amico in polizia e non paga manco una multa, allo statale che ci mette il doppio di un dipendente privato a smaltire una pratica. 2º e ti rispondo con una domanda. Perchè tu non voti per Berlusconi? probabilmente perchè ti schifa l'idea di votare per un piduista, per un oligarca, per un corruttore, ecc, ecc. E non ti viene in mente che ci può essere gente a cui lo stesso schifo faccia votare per ex PCI. Proprio perchè siamo vissuti 50 anni divisi tra bene (DC) e male (PCI). C'è molta gente che vota Berlusconi turandosi il naso, così come hanno fatto molti americani bianchi votando un negro e molti bavaresi votando per una donna nata nell'ex DDR. Perchè non possiamo scegliere per chi votare. In genere non siamo liberi. E ci manca solo più che se sono di destra devo votare sinistra o se sono di sinistra devo votare destra perchè il mio partito non è capace di esprimere un candidato decoroso. Questo può accadere in paesi dove le differenze tra i due schieramenti sono minime, ma da noi non è così. Io sono cosciente del fatto che Berlusconi è più liberista a parole che a fatti, ma con lui la speranza che privatizzi le ferrovie posso averla, con il PD me lo posso scordare.
Diabolicus
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Criticare Berlusconi elogiando la prima repubblica..ce ne vuole!!
D'accordo con Diabolicus al 90%, visto che non scenderei a compromessi con un tale personaggio, per la serie se devo sperare che avvenga una manovra politico-economica-sociale di mio aggrado devo scommettere su quel cavallo marcio???!!! Ne vale davvero la pena?
Poi, come diceva Pulcinella interpretato dal grande Eduardo De Filippo, ogni popolo ha il re che si merita...
ivan82
55 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Per diabolicus:
La discussione l'hai spostata sul ruolo della Dc, più che su Berlusconi. Ci sono alcune cose che non condivido. Il fatto che sia facile ricostruire partendo da zero. Prendi la Russia. Non partiva da zero, ma non si puòcerto dire che sia sulla buona strada per essere una democrazia.
Oppure, vallo a spiagare agli iracheni. La nostra situazione del '45 ricorda più la loro adesso che quella della Gran Bretagna e della Francia di allora. La Spagna non è della partita, dato che fino a venti anni fa era il fanalino di cosa dell'europa ed è cresciuta in fretta non con la svalutazione della moneta ma con la speculazione sui mutui, e i risultati si vedono ( titolo del paìs di sabato: la alta morosidad de los promotores agrava mas la crisis, ma mi pare di aver visto una tabella della disoccupazione anche sul forum).
Francia e Gb avevano alle spalle solide tradizioni statali e demoncratiche. L'Italia, non proprio. Veniva da 20 anni di fascismo, più 60 di monarchia, ed era passato meno di un secolo dall'unità. Genti diverse che non parlavano nemmeno la stessa lingua. Non è esagerato dire che l'ha unificata Mike Bongiorno coi suoi quiz più che i politici. La differenza mi sembra netta.
Mancava inoltre quasi del tutto una classe dirigente e di funzionari all'altezza. Credo quindi che meglio di così,col materiale a disposizione, non si sarebbe potuto fare.
Per quanto riguarda la politica economica, invece, se la produzione fosse omogenea su tutto il territorio nazionale, saremmo 5^ senza bisogno di cambiarla, credo. Ma è quello che vuoi? Un paese industriale, che vive come Milano? Oppure basta eliminare gli sprechie le inefficienze, per vivere dignitosamente mantenendo il nostro stile di vita che tutto il mondo ci invidia?
Tornando all'articolo, a me il ringraziamento all'Italia sembra neanche troppo implicito. Si tratta, comunque, del racconto di un 'esperienza, dell'opinione di un ex immigrato in Italia, a cui il Paìs ha dato spazio probabilmente perchè in questi giorni è in polemica con Berlusconi. Ma non credo che per questo sia priva di valore. Non si tratta di sfruttare l'ignoranza, legittima peraltro, della gente spagnola, ma di esprimere un punto di vista. Lo fanno tutti i giornali. Ti ripeto, sentire parlare in questi termini di Andreotti fa pensare, ma può essere anche uno spunto di riflessione, ad esempio per confrontare le virtù politiche sue con quelle dell'uomo di Arcore.
E' chiaro che le opinioni dall'estero sono tagliate con l'accetta, ma francamente Berlusconi assomiglia più a un caudillo sudamericano che a un politico.
Il motivo per cui non lo voto? Non è un qustione morale,credo. Se fossi convinto che lui potesse risolvere i problemi dell'italia, che in fondo se vogliamo parlare onestamente sono pur sempre fino adesso quelli di una democrazia, magari mi piegherei. Il fatto è che non ne sono convinto. Perchè non credo che, per sintetizzare, dal benessere delle imprese automaticamente derivi un benessere generale e diffuso. Le sue parole mi suonano sempree un po' come un "se siete capaci di fare quello che ho fatto io, fatevi sotto, e sarete ricchi anche voi". Su cosa abbia fatto, meglio tacere. O no?
Concordo con Alex, e molti altri, che rassegnati osservano che ogni popolo ha i governanti che si merita. In Italia, tra Berlusconi e la Lega facciamo il 60% dei voti. E'innegabile che il nostro abbia talento di comunicatore. Ma diabolicus, guarda oltre l'apparenza. La privatizzazione delle Ferrovie al limite potrebbe farla anceh il PD. Ma sei sicuro che privatizzare sia sempre la strada giusta? Non conosco le tue condizioni economiche, ma se fossei in te mi terrei stretto il nostro sistema sanitario gratuito e i nostri ammortizzatori sociali.
La prima Repubblica,con la rappresentatività che c'era nel sistema politico, era migliore del bipolarismo. Due soli schieramenti non sono nel nostro sangue. Cercare di imporli con manovre politiche, super premi di maggioranza e quant'altro non è giusto, e trasforma la democrazia in dittatura della maggioranza. Da questo punto di vista, anche il pd mi sembra piuttosto miope: anche se capisco che per lottare con Berlusconi devi usare le stesse armi.
Voglio però vedere cosa diventerà la politica italiana quando Berlusconi non ci sarà più. Quando, cioè, salterà il tappo, e saremo costretti a guardarci di nuovo tutti quanti in faccia. Senza cerone.
Anto
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Anto e Diabolicus, il vostro mi sembra un ottimo dibattito!
Anto, vado un po' off topic e ti faccio una domanda: perchè ritieni che il pluralismo politico sia migliore? Io nel pluralismo vedo solo partiti dallo 0,poco che possono tenere sotto scacco un governo.
Oggi questo succede anche con il nostro bipolarismo, ma io credo che avvenga solo perchè è ancora giovane e acerbo, con il tempo non dovrebbe più essere così.
E ancora: ha davero senso avere partitelli come rifondazione comunista, comunisti italiani, sinistra alternativa e gli altri 800 partiti con falce e martello nel simbolo? E' davvero necessario avere il nuovo MSI, la fiamma tricolore, FN e la destra tutti quanti separati? E' davvero necessario avere il partito dei pensionati?
ilverococco
307 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
@Anto: l'accento sulla DC lo ha messo l'autore dell'articolo. Io mi sono dilugato un po' perché è un argomento molto complesso ed è difficile liquidarlo con poche righe, poi mi piace argomentare bene le mie opinioni. Io mi riferivo alla ricostruzione materiale del paese, grande merito che viene addebitato alla DC, ma, come dicevo, tutta l'Europa è stata ricostruita e da governi di diverso segno. Non credo che il PLI o il PRI avrebbero fatto di meno. Poi non sono d'accordo quando parli di un paese che viene da 20 anni di fascismo e 60 di monarchia come se stessimo parlando della peggior peste. Accantonando l'ovvio aspetto liberticida, il fascismo è stato l'unico periodo veramente riformista che ha avuto il nostro paese (e dovrebbe farci riflettere il fatto che sia stato necessario avere una dittatura). E lo stesso dicasi della classe dirigente, io preferisco un funzionario onesto, ligio agli interessi del paese, anche se con un passato fascista (ma non sappiamo se per convinzione o per interesse), che funzionari dal passato democratico irreprensibile, ma con un'idea molto flessibile del dovere.
Ovviamente voglio un paese industriale come Milano, perchè se eliminassimo gli sprechi e le inefficienze gran parte del mezzogiorno morirebbe di fame e qualcosa a cambio bisognerà pur dare. O pensi che tutto il Mezzogiorno possa campare di turismo come diceva Prodi?
Torniamo all'articolo. Mi sembra legittimo esprimere un punto di vista, ma se poi cerchi di dimostrare che hai ragione, fallo con la verità.
Io sì sono convinto che dal benessere dell'impresa derivi benessere generale, perché un operaio non esiste se non c'è prima un industriale. Senza lavoro un uomo non vale granché e il lavoro si crea creando imprese, non posti di usciere al Comune. Poi ti prego di non usare il vecchio trucco della sinistra di tirare fuori la privatizzazione della sanità ogni volta che uno parla di riforme economiche. Io non ne ho parlato, però sì credo che è un bene privatizzare le ferrovie, le poste, le aziende municipalizzate, i porti, ecc.
Sono d'accordo con te che il sistema proporzionale della prima repubblica era forse più giusto. Ma rende il paese ingovernabile. Poi nessun grande partito è monolitico, le sfumature che da noi venivano espresse con partitini, altrove sono espresse con forti gruppi al'interno di ciascun partito. È l'evoluzione naturale del partito il cui futuro è un contenitore di idee, possibilmente omogenee. O pensi che gli americani sono semplicemente rep. o dem.? La differenza tra un repubblicano del Montana e uno del Missouri è la stessa che tra Bush e Obama. Ma prima se la vedono dentro il partito e dopo tutti seguono la linea maggioritaria nel partito. È un sistema diverso, ma non antidemocratico e funzionale alla governance di un paese che assomiglia sempre più a quello di una impresa. La democrazia è sempre la dittatura della maggioranza. Per questo molti italiani non votano per un partito statalista, il PD, perché quanto più grande è lo Stato, tanto più oppressivo è. Il PDL e, ancor più, la Lega, rappresentano il contrario: la fede nell'individuo e nelle piccole comunità, nella libera associazione delle persone, nella concorrenza tra i territori che valorizza l'efficienza e il lavoro e penalizza la mediocrità. Questo è quello che rappresentano nell'immaginario. Non sempre ne sono all'altezza, ne sono cosciente, ma non puoi togliere l'illusione alla gente. Anche perché Berlusconi non ignora perché la gente lo vota nonostante tutto e se non soddisferà, almeno in parte, le aspettative, il suo destino sarà la sconfitta. E a Berlusconi non piace perdere.
Diabolicus
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Poi un giorno sarebbe interessante, giusto per rompere la monotonia, di parlare non del perché vince Berlusconi, ma perché non vince il PD. È un argomento che a me sta molto a cuore, perché finché avremo una sinistra mediocre, sarò costretto a vedere una destra mediocre. Ma ne riparleremo in un'altra occasione.
Diabolicus
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
@ ilverococco: credo che il pluralismo rispecchi meglio la situazione del paese. Una via di mezzo sana tra i quindici partiti della prima repubblica e i due che si vorrebbero ora mi sembra praticabile. non trovi?
Certo , il problema della sinistra radicale è che qualcuno non ha ancora capito che siamo nel 2009 e che l'ablizione della proprietà privata non può essere un obiettivo.
Ma, a mio parere, una sinistra è necessaria. Come lo è una destra sana. Berlusconi? Gioca solo per sè stesso. Infatti non solo non è di destra ( si definisce semplicemente anticomunista); non è nemmeno un politico, e si vanta di non esserlo.
@diabolicus.
Sul valore del fascismo, da De Felice in poi, si è discusso molto, e io sono tra quelli che non gli negano alcuni meriti. Ciò non toglie, e forse è meglio fermarci qui su questo tema, che ne avremmo fatto volentieri a meno sia qui, che in Germania, che nel resto del mondo. Se prendi il fascismo, prendi il pacchetto completo.
Ad ogni modo, ognuno ha le sue idee.
Il Mezzogiorno per storia, conformazione geografica, mancanza di infrastrutture, lontananza dal "continente" non sarà mai come il Nord Italia. E nessuno pretende che lo sia. Le priorità, a mio parere, sono la lotta alla mafia e all'assistenzialismo. Il turismo va sviluppato: in italia, col 36% del patrimonio culturale mondiale, non siamo capaci di valorizzarlo. Ma l'esempio da seguire non è la costa smeralda, per intenderci.
Sul benessere che deriva dalle imprese, il tuo ragionamento è, per usare parole tue,da bocciatura all'esame di macroeconomia. Il liberismo classico di Smith, la mano invisibile che tutto regola, è stato abbandonato dopo il '29 in favore delle teorie di Keynes, che sollecitano l'intervento dello stato. Come sempre, ci vuole equilibrio. E magari una generazione nuova di politici che sappiano rileggere il passato. Ma non è di sinistra dire che pagando le tasse si garantisce assistenza sanitaria gratuita a tutti,e non solo a chi può permettersela. E' di buonsenso.
L'America, diabolicus, è un paese nato con la corsa all'oro, cementato attorno al mito della bandiera e alla figura del presidente. Ha bisogno di questi feticci perchè non ha una storia, ma è composto da molteplici etnie che devono conviveree non scannarsi come erano d'altronde abituate a fare. Purtroppo per gli americani, non è riuscita a scrollarsi di dosso questa "competitività esasperata" neanche ora. L'impresa, il successo personale, la capacità di realizzarlo. Se vuoi, chiamala selezione naturale. Io credo che l'uomo stia un gradino sopra le bestie, e che chi rimane indietro vada aiutato. Sempre.
Infine, ti ricordo che in America col maccartismo e la caccia alle streghe, il comunismo non ce l'hanno fatto entrare per scelta. Il che significa che nell'agone politico rimane quello che rimarrebbe da noi se togliessi la sinistra. Non è giusto, nè democratico. La democrazia non vuole essere, come sostieni sbagliando, la dittatura della maggioranza. Quella è una degenerazione possibile, e prevista, tanto che per impedirla,in alcuni casi sono previste maggioranze più ampie di quella semplice. Ma non è democrazia, si chiama aritmetica.
Dove non c'è dialogo, caro diabolicus, non c'è democrazia. Vorrei chiudere dicendo che apprezzo anch'io, come ilverococco, questa discussione
Anto
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
@Anto: ognuno ha le sue idee come ben dici e io ho anche il coraggio di dirle, ancorché scomode. Se avessi voluto fare una difesa del fascismo, l'avrei fatto senza essere troppo sottile. Quello che ho detto, e ribadisco, e che per avere un periodo riformista, abbiamo dovuto avere una dittatura. Niente più.
Mezzogiorno. Gli imprenditori del Nord non stanno esattamente delocalizzando in paesi vicini e con ottime infrastrutture. O almeno non credo che Bulgaria, Romania, Tunisia e India siano messi meglio del Mezzogiorno. Le difficoltà le vedo, ma se uno non cerca ogni giorno di superarsi, non credo valga la pena alzarsi la mattina. Che il Mezzogiorno non sarà mai come il Nord è chiaro, ma credo che potrebbe aspirare a molto più che la terra della mafia e delle pensioni di invalidità.
Probabilmente se facessi l'esame in una università pubblica italiana con un professore divenuto tale per aver leccato il culo per anni a chi di dovere sarei bocciato. Ma io non sono studente universitario, sono un libero cittadino che è libero di scegliere la scuola economica che più gli piace. Tieniti pure il buon Keynes, come io mi tengo i miei Einaudi, Friedman, Thomas Jefferson, von Mises, von Hayek e sai che c'è, mi tengo pure Reagan e Thatcher.
Che voglia di farmi dire che voglio una sanità privata. Ma ti devo deludere, perché sono favorevole a fare pagare le tasse per garantire l'assistenza sanitaria gratuita a tutti, ma non per mandare in pensione la gente con 59 o 60 o 61 o 62 anni.
Siamo proprio d'accordo Anto. "Chi rimane indietro vada aiutato", esatto, va aiutato ad andare avanti, ma non impedendo agli altri di proseguire la corsa.
Se per sinistra parli di socialdemocrazia, non ho proprio intenzione di toglierla, ma se parli di teoria che hanno dimostrato ovunque che sono un fallimento, è giusto che si facciano da parte. Ti spiegherò con una storiella cosa intendo quando dico che la democrazia è sempre la dittatura della maggioranza: "Tre uomini sono su una barca. Uno rema. Ad un certo punto quest'ultimo si ferma e si rivolge agli altri due con queste parole: "Scusate, perché adesso non remate un pò anche voi? Questi sorridono e gli rispondono: Abbiamo già votato. Ma se proprio vuoi possiamo anche votare una seconda volta. " Io mi riferisco alla democrazia uscita dalla Rivoluzione Francese che si basa sulla subordinazione dell'individuo alla volontà altrui, sulla superiorità dello stato sull'uomo e sulla prevalenza dell'interesse generale su quello individuale. Preferisco la democrazia come intesa negli USA, cioè come mezzo, e non fine, per assicurare la libertà. E mi riaffermo, una democrazia senza libertà, è una dittatura.
Dove c'è solo dialogo e niente azione, neppure c'è democrazia, c'è anarchia. E a noi italiani piace troppo dialogare.
Diabolicus
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Diciamo che hai preso delle posizioni forti, diabolicus. Ma le mezze misure nella vita aiutano, anche a convivere.
C'è troppa carne al fuoco, e penso che la discussione ci sta sfuggendo di mano. Se dovessi rispondere a una a una a tutte le tue obiezioni, credo non basterebbero due settimane. Forse è meglio fermarci qui, che ne dici?
Personalmente, credo nella libertà dell'individuo e non sono comunista. Sono solo convinto che Berlusconi sia un buon imprenditore, ma un mediocre politico.
Forse hai ragione, dire che in Italia non c'è libertà è un'esagerazione. Ma è obiettivamente difficile avere il coraggio ( e i mezzi) per combattere una guerra mediatica con Berlusconi.
Sarebbe interessante conoscere il parere di qualcun altro al riguardo... se c'è qualcuno che ha letto l'articolo di arias.
A presto
Anto
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
Hai proprio ragione Anto, ma con tanta gente per il mondo con idee banali, ci vorrà pur ben qualcuno con idee quanto meno originali.
Concordo sul fatto che si sta complicando la discussione, ma non che ci sta sfuggendo di mano. Siamo stati di una correttezza e mutuo rispetto esemplari.
E, senza che costituisca un precedente, ti do la ragione per la terza volta. Combattere una guerra mediatica contro Berlusconi è impossibile. Però ti lascio con una riflessione: le due volte che il centro sinistra ha vinto è stato quando ha presentato un leader tutt'altro che mediatico e che non ha fatto una guerra mediatica. Meditate gente, meditate...
Diabolicus
1136 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
lo so c'entra poco ma questo è quello che avrei voluto dire io, il perchè me ne sono andato dall'Italia
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_29/ricerca_clementi_e10bae7e-646a-11de-91da-00144f02aabc.shtml
il Malli
260 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#
credo che c'entri, invece.
rilancio la domanda, per un pezzo che sto scrivendo. perchè ve ne siete andati dall'italia?
e cosa spinge un italiano a essere disoccupato qui piuttosto che nel proprio paese?
e ancora . quanto c'entra la qualità della vita nella scelta di andarsene? che ruolo gioca?
quanto invece dipende dal malcostume, nepotismo, mancanza di meritocrazie etc?
e come vi trovate qui? è davvero diverso? tornereste indietro?e a che condizioni?
vi ringrazio per le risposte, mi saranno molto utili.
Anto
32 messaggi - Pubblicato 2 anni fa
#