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La Lega propone classi separati x i bimbi stranieri

(49 messaggi)

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  1. Sentite l'ultima:

    http://notizie.alice.it/cronaca/classi_ponte_per_figli_immigrati.html

    Voi che ne pensate? Ci sono precedenti di questo tipo in Europa? Voglio dire, anche nelle università di Madrid è previsto un test x gli studenti stranieri ad inizio corso, ma non certo x smistarli in "classi-ponte"... Io ad es quel test non l'ho proprio fatto, ma non ho avuto alcun tipo di problema.
    Considerate anche che qui la riforma Gelmini ha già scatenato proteste di vario tipo: scuole e università sono in okkupazione, e ricercatori e docenti in sciopero. E io dovrei laurearmi...

    Si te gusta bien, y si no... También!!!


    Federica
    Federica (Membro)

  2. Io trovo giusto consentire ai bambini non madrelingua italiani di imparare meglio la lingua e allo stesso tempo di non rallentare l'apprendimento dei ragazzi che la lingua già la sanno. Teniamo conto che si tratta di elementari e non di università.


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  3. Tu lo spagnolo lo impari meglio frequentando in classi speciali i tuoi connazionali o vivendo assieme agli spagnoli?

    Alle elementari la socializzazione è importante, se insegniamo ai bambini a ghettizzare fin da piccoli gli stranieri, ci aspetta un futuro radioso davanti..


    delfinopaolo
    delfinopaolo (Membro)

  4. ste classi ponte sono una cazzata con tono razzista.

    per come la vedo io l'unica "funzione" accettabile e' per i bambini che cominciano l'anno scolastico a meta' (febbraio-marzo) E INOLTRE non parlano una parola di italiano, per metterli un attimo in carreggiata prima del loro primo anno scolastico completo.

    per il resto, se gia' i bambini parlicchiano la lingua ad un livello decente, non vedo proprio perche' isolarli.

    'Espérame en la cama de Putin'...


    peppe
    peppe (Membro)

  5. Io quoto delfinopaolo: non conoscevo lo spagnolo quando sono andata in erasmus a Madrid eppure l'ho imparato in 6 mesi e vivendo con italiani, e avevo 21 anni non 5, età in cui invece è notevolmente + facile apprendere una nuova lingua...
    Vogliono insegnare l'italiano ai bambini stranieri? Organizzino dei doposcuola gratuiti, che magari siano aperti anche ai bimbi italiani indietro con i programmi, dato che purtroppo di italiani che non sanno parlare l'italiano ce ne sono a sufficienza, così risolverebbero anche in parte il problema di tutti quei maestri elementari che rimarranno senza lavoro con la reintroduzione del maestro unico alle elementari...


    Federica
    Federica (Membro)

  6. a me è servito molto di più essere tra compagni spagnoli pur non sapendo la lingua perchè l'ho imparata prima e mi hanno aiutata tantissimo, se fossi stata in una classe ponte avrei impiegato il doppio del tempo ad imparare lo spagnolo e ad abituarmi al suono della pronuncia o dei modi di dire...
    Tra l'altro mia mamma insegna e ha avuto bambini che non parlavano assolutamente italiano (cinesi, marocchini...), ma i bambini imparano in fretta e i compagni sono generosi nell'aiutare gli altri e sui banchi di scuola otre alla matematica e all'italiano è giusto imparare anche la solidarietà e l'interculturalità. A fine anno hanno i voti peggiori gli italiani vagabondi che gli stranieri che si sono impegnati e hanno raggiunto i risultati.

    come Lucy Van Pelt


    GIORGIA RN
    GIORGIA RN (Moderatore)

  7. Ripeto, 21 anni non 6.
    Io non sono razzista. Secondo me é una ottimizzazione dei primi anni di scuola elementare e sottolineo elementare. Quando anche i non madrelingua italiani hanno raggiunto un livello utilie della nostra lingua allora si é meglio riunire le classi.
    Parole come ghettizzazione or razzismo a volte sono spropositate. Certo ad un primo acchito puó fare storcere il naso, ma alla fine penso che sia la soluzione migliore.
    Se durante una lezione di matematica bisogna fermarsi ogni 3x2 perché un ragazzo non capisce e controproducente per lui e per i suoi compagni.


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  8. Guarda che bisogna fermarsi ogni 3per2 anche con gli italiani, ti assicuro che quelli che rallentano le classi non sono tanto i bambini stranieri, quanto i bambini che hanno degli handicap gravi e che sono nelle stesse classi. Loro sì che avrebbero bisogno di programmi di studio diversi (più semplici in alcuni casi) ed essere seguiti in maniera particolare costante (perchè le insegnanti di sostegno non coprono tutte le ore di tutte le materie e quando non ci sono diventa un macello).


    GIORGIA RN
    GIORGIA RN (Moderatore)

  9. Certo, magari i bambini stranieri non madrelingua non ti fermano perché non hanno capito.
    Secono me é intelligente fare corsi di lingua per portare tutti allo stesso livello. E per farlo hai bisogno di separare le classi. Poi se l'italiano é asino non é un problema della divisione delle classi. Bisogna forse fare classi separate per chi non capisce e chi si?


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  10. Ah, Charlie, diccelo tu... perchè se bisogna separare dei bambini perchè non capiscono l'italiano bisogna separare anche quelli che non capiscono altre cose... O separiamo tutti o non separiamo nessuno... Qual'è dunque il criterio? Solo la lingua? E qual'è lo scopo? Perchè se lo scopo è un miglior apprendimento per chi ha delle difficoltà e non rallentare quelli che non ne hanno, bisogna separare anche quelli che hanno l'insegnate di sostegno... mica solo gli stranieri!


    GIORGIA RN
    GIORGIA RN (Moderatore)

  11. da qui: [url=http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/10/16/un-augurio-sincero-allonorevole-cota/]

    Da ventiquattro ore il leghista Roberto Cota sta facendo il giro delle tivù locali e nazionali per “spiegare” la sua illuminata proposta per insaturare l’apartheid nelle scuole tra bambini italiani e bambini extracomunitari.

    Siccome non può dire quello che pensa - e cioè che intende diventare un eroe popolare per le migliaia di genitori che non vogliono un compagno di banco marocchino o zingaro al loro figlioletto padano - il Cota spiega a tutti che lui invece desidera proprio proteggere i ragazzini stranieri, che così non si sentiranno indietro rispetto agli altri, nelle loro belle classi differenziate.

    Certo, è così: da sempre la maggiore preoccupazione della Lega è proteggere i figli degli extracomunitari, e per questo i leader di quel partito vanno urlando nei comizi «Padania bianca e cristiana!», oppure «Prendete il cammello e tornatevene a casa».

    Al Cota auguro, un giorno, di doversi trasferire per qualche motivo all’estero con la famiglia: chessò, in America o in Inghilterra. E lì di dover mandare suo figlio a scuola, come tutti. Per poi scoprire che lo hanno messo in una classe differenziata per figli di immigrati, ben divisa da quelle per i ragazzini anglofoni locali.

    Sono sicuro che a quel punto ringrazierà le autorità locali per aver pensato a proteggere così bene il suo bambino.


    peppe
    peppe (Membro)

  12. Per me è una gigantesca cagata....

    opinione personale....

    I lost myself....


    il Malli
    il Malli (Membro)

  13. @ charliemarquez
    hai mai avuto esperienza d'insegnamento? Io sì (faccio doposcuola da anni e di mestiere vorrei proprio insegnare) e ti garantisco che i bambini di 5 anni hanno una capacità d'apprendimento sorprendente e in molte scuole europee s'imparano 2 lingue già dalla prima elementare. Pensi forse che gli extracomunitari siano + stupidi o lenti degli altri bambini europei?
    In prima media (cioè a 10-11 anni) in Italia si può scegliere se imparare una o 2 lingue straniere, io ho fatto inglese e francese e non ero certo una ragazzina prodigio...
    Ho dato lezioni ad una bambina di 7 anni che probabilmente aveva problemi di dislessia e in seconda non sapeva ancora nè leggere nè praticamente scrivere pur venendo da una scuola di suore (indi, privata) e facendo doposcuola nella stessa. Non x questo l'hanno spedita in una "classe ponte x dislessici", ma avrebbe avuto sicuramente bisogno di un insegnate di sostegno che la seguisse passo passo. Beh, con la riforma Gelmini gli insegnanti di sostegno saranno ridotti del 50%, ma poi ci lamentiamo che gli italiani sono ignoranti... Aumentiamo gli insegnanti, invece di emarginare i bambini con delle difficoltà


    Federica
    Federica (Membro)

  14. Guarda Federica ti bacerei sulla bocca come fa Benigni: hai proprio centrato il punto della questione!


    GIORGIA RN
    GIORGIA RN (Moderatore)

  15. Certo, aumentiamo gli insegnanti, come non ce ne fossero giá abbastanza.
    Aumentiamo la qualitá della scuola invece, e questo non significa dire aumentiamo gli insegnanti.
    Guarda, io sono uno straniero all'estero (come penso tutti noi) che e' venuto qua per studiare perche' le borse di studio in Italia sono ridicole (come penso anche qualcun'altro in questo forum).
    Pero' questa mi sembra una buona proposta.
    C'e' un problema ed e' quello di dare a tutti un miglior servizio scolastico.
    Effettivamente c'e' un problema di integrazione dovuta alla lingua. Se il bambino quando entra parla e capisce a livello dei suoi compagni non c'e' bisogno di metterlo a recuperare, puo' andare coi suoi compagni. Questo escludento bambini con problemi piu' seri (come la dislessia a cui Federica faceva cenno) che vanno sicuramente trattati in maniera diversa.
    Senza contare che si possono avere lezioni di italiano differenti in base alla lingua di provenienza (non me ne intendo molto di pedagogia, ma ragionevolmente un bambino di madrelingua araba avra' bisogno di un'approccio differente all'italiano rispetto ad un bambino di madrelingua francese) ottenendo dei risultati migliori.
    E' troppo facile dire "misura razzista" senza pensare quello che effettivamente ci sta dietro. Capisco che di primo acchito possa sembrare una cattiva pensata, ma secondo me non lo e'. Questa rimane comunque la mia idea e siamo qua per discutere. E ve lo dico da italiano all'estero emigrato per studiare.
    @giorgia mi dispiace, ho letto male il tuo intervento di prima. Si capisce bene cosa intendevi dire. Sai a lavoro si e' un po di fretta....
    Spero comunque di non avere irritato nessuno esponendo le mie considerazioni


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  16. @ charliemarquez
    ovviamente siamo in democrazia e le tue considerazioni non danno fastidio a nessuno, ma ancora una volta non mi trovi d'accordo.
    Ti pongo la questione in un altro modo.
    Tu sostieni che da italiano all'estero avresti imparato meglio la lingua trovandoti in una classe "ponte x stranieri"? Se la tua risposta è sì t'invito a riflettere su una cosa: xchè sarebbe stato meglio, x via della classe o x via dell'insegnante? Mi spiego meglio: è l'insegnante o la classe a fare la differenza? X me è senza dubbio l'insegnante, e non è diminuendoli che si migliora la qualità della scuola. Aumentandoli? Forse, non dico che la pluralità sia garanzia di miglioramento, ma di sicuro è meglio della riduzione.
    Vuoi aiutare gli immigrati ad imparare la lingua? Assumi insegnanti "speciali" invece di creare classi "speciali". Con speciali intendo ovviamente che sappiano concretamente aiutare uno straniero a trovare l'approccio migliore x imparare una determinata lingua


    Federica
    Federica (Membro)

  17. Io da italiano emigrato a 24 anni non penso faccia molta differenza stare separato o insieme ad altri. Certo che quelle 6 settimane di corso concentrato che feci insieme ad altri italiani con una professoressa di spagnolo mi sono serviti.
    Secondo me a 6 anni (perche' non dimentichiamoci che stiamo parlando di bambini) avere lezioni ad-hoc di lingua penso sia la miglior cosa.
    Per quanto riguarda la questione degli insegnanti io dico che devono essere di meno e piu' preparati. Sono per l'aumento dei professori di lingua straniera quello si. Sentendo parlare inglese gli olandesi o i tedeschi mi viene da ridere confrontandolo al mio livello cosi' scarso. Sicuramente la mia scarsa attitudine centra, ma il livello di lingua straniera di altri paesi europei e' elevatissimo e lo hanno ottenuto con un numero minore di maestri pro capite


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  18. Nella "rossa" Bologna le classi di inserimento esistono già, eppure nessuno ha mai sollevato un tale polverone, come mai? Qual'è la differenza?

    http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/bologna/2008/10/16/125919-classi_separate_stranieri_bologna_realta.shtml


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    ilverococco (Membro)

  19. ma che tipo di classi di inserimento sono? credo che siano le stesse di cui parlo io, per studenti che iniziano l'anno direttamente nel II quadrimestre


    peppe
    peppe (Membro)

  20. @ ilverococco
    ho letto l'articolo, mi sembra che non dica proprio un bel niente, scriverlo o no sarebbe stato uguale, non da nessuna indicazione sulle presunte scuole con classi separate della "rossa" Bologna (come dici tu)

    @ Giorgia
    ho letto solo il tuo bacino alla Benigni, grazie

    @ charlie
    quando a 24 anni decidi di tua volontà di emigrare all'estero forse stare in una classe a parte non fa differenza, ma a 6 anni quando ti ritrovi con la tua famiglia in un paese totalmente nuovo? Io ringrazio il fatto che appena arrivata a Madrid sono stata catapultata all'università in classe con degli spagnoli, così ho potuto conoscerli, farmi degli amici e imparare la lingua, invece di finire in una classe speciale x italiani che non conoscono lo spagnolo...


    Federica
    Federica (Membro)

  21. @federica
    Ma questi bambini mica li strappano dalla famiglia. Semplicemente riuniscono ragazzi con le stesse necessità (imparare bene una lingua) per fare un lavoro migliore. E una volta raggiunto un livello buono ecco le classi miste italiani stranieri. Oltre alla pratica (importantissima), che spuoi solo fare parlando con gente del posto, per me una base scolastica che ti insegna le regole grammaticali è fondamentale.
    @ilverorocco
    Anche a me sembra tanto che le polemiche derivino più dalla parte politica che effettivamente dal fatto che sia giusta o sbagliata. Questo è una delle cose brutte del nostro paese


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  22. Anche a me sembra tanto che le polemiche derivino più dalla parte politica che effettivamente dal fatto che sia giusta o sbagliata. Questo è una delle cose brutte del nostro paese

    @ charlie
    io non ho strumentalizzato proprio nulla, non ho MAI pronunciato la parola razzismo nè ho fatto discorsi politici, ho solo dato la mia opinione dando oltretutto delle motivazioni che mi derivano dall'esperienza fatta con il doposcuola a bambini e ragazzini
    Ma questi bambini mica li strappano dalla famiglia. Semplicemente riuniscono ragazzi con le stesse necessità (imparare bene una lingua) per fare un lavoro migliore
    Io ho scritto "a 6 anni quando ti ritrovi con la tua FAMIGLIA in un paese totalmente nuovo" quindi non ho detto che li strappano alla famiglia.
    Mi chiedo: se vogliamo creare delle classi speciali x gli stranieri allora xchè non fare lo stesso anche con i portatori di handicap, con i dislessici, con coloro che restano indietro sul programma e chi + ne ha + ne metta? Xchè pensi che i portatori di handicap non abbiano classi speciali, ma solo insegnanti di sostegno? X favorirne l'integrazione...


    Federica
    Federica (Membro)

  23. A 6 anni per un bambino è facilissimo diventare bilingue, se adeguatamente stimolato.
    E, più che la matematica e imparare a leggere e scrivere (l'italiano è facile da scrivere), alle elementari è importante imparare a raffrontarsi con gli altri.


    delfinopaolo
    delfinopaolo (Membro)

  24. Che sia facile da scrivere ho i miei dubbi, visto che tanti italiani hanno problemi sul mettere l' acca e con le doppie.
    Avendo un livello di italiano migliore, a partire dal secondo anno il confronto sarebbe ancora piú costruttivo. Appunto perché a sei anni si impara meglio, bisogna sfruttare questo periodo al massimo.


    charliemarquez
    charliemarquez (Membro)

  25. Come diventare leghisti, 1, tratto da http://leonardo.blogspot.com/

    La scuola di Pippo

    Pippo è un operaio specializzato. Vive in una villetta e ha tre vicini: Amintore, Palmiro e Bettino. Amintore è avvocato, Palmiro professore, Bettino agente di commercio.
    Pippo non ha la sensazione di guadagnare moltissimo in meno di loro, eppure si sente sempre un po' tagliato fuori. Come se nessuno gli avesse spiegato le regole del gioco. Per esempio:

    I figli di Amintore, Palmiro, Bettino e Pippo, hanno tutti frequentato la quinta elementare nel 2007/08.
    In gennaio, presentendo la promozione, Amintore ha iscritto suo figlio all'Istituto Santissimo Cuore di Gesù, “un ambiente molto protetto”, dice lui. “Si sa, coi tempi che corrono”.
    In primavera Palmiro, che non crede nelle scuole private, ha prenotato un posto per la sua Nilde nella classe a sperimentazione musicale della locale media pubblica. “È un ambiente molto stimolante, e poi... ci vanno solo quelli che... insomma, quelli che hanno proprio voglia di impegnarsi”.
    Anche Bettino sentiva un'analoga vocazione musicale per il figlio, ma siccome in giugno egli fallì la prova d'ammissione, dovette ripiegare sulla classe bilingue inglese-tedesco, “perché il tedesco è la lingua degli affari!”. Bettino in effetti fa ottimi affari coi crucchi, che però al telefono insistono per parlare inglese.

    E poi, alla fine di giugno, a scuola è arrivato anche Pippo, per iscrivere il suo Pipino. Si è fermato un po' smarrito nell'atrio (lo ricordava più grande) e alla fine si è deciso a chiedere ai bidelli: dov'è che ci si iscrive?
    In fondo al corridoio. Pippo si è messo in fila dietro un nero di due metri, un vero armadio. Questo non lo ha turbato più di tanto, perché Pippo non ce l'ha coi neri, basta che lavorino. Nel suo reparto ha un apprendista nero che è molto bravo e si fa i fatti suoi. Per dire, se sua figlia finisse in classe con Pipino, non ci sarebbe nessun problema, pensa Pippo.

    A fine luglio il preside ha invitato tutti i genitori ad assistere il sorteggio. Pippo non aveva tempo, doveva fare un po' di straordinario prima delle ferie. Il giorno dopo è passato davanti al tabellone ed è sbiancato: nella classe di Pipino c'erano quindici cognomi stranieri! Su ventisei? Proprio in quel momento ha sentito distintamente un “Casso!” alle sue spalle. Era l'armadio d'ebano già incontrato all'iscrizione.
    “Ehi”, dice Pipino, “c'è qualcosa che non va?”
    “Tu chiedi a me? Guarda qui, casso! Questo non va! Che classe è questa qua?”
    “Ah, sì, c'è anche mio figlio. Ma...”
    “Questa no è classe, è merda! Tutti stranieri! Mando mio figlio imparare italiano, e lo mettono con tutti stranieri? Ma è rasismo questo, o no? Casso!”
    Per un attimo, un attimo solo, Pipino vorrebbe essere anche lui un nero scaraventato sulle spiagge di Lampedusa da una carretta del mare, solo per il gusto di esprimere con la stessa rozzezza i propri sentimenti, cazzo, mi hanno fregato di nuovo. Uno si sbatte per tutta la vita, mette al mondo un figlio, gli insegna l'educazione, e poi vlam! Te lo prendono e te lo sbattono nel ghetto con i figli dei neri. Pippo non avrebbe niente contro i neri, però non voleva crescere suo figlio esattamente ad Harlem. E guarda qui, invece, la classe del figlio di Bettino: tutti nomi italiani. E la figlia di Palmiro? Anche lì, l'unico cognome strano appartiene a una bambina russa che probabilmente suona il violino dalla culla. Intanto l'armadio d'ebano continua a bisbigliare il suo rosario di merda e casso, casso e merda.
    “Senti un po'... a proposito, io mi chiamo Pippo”.
    “Io Lumumba”.
    “Piacere. Senti, adesso entriamo e chiediamo al preside”.
    Lumumba guarda Pippo con aria incredula. Da solo non avrebbe mai osato. Del resto anche a Pippo tremano le gambe, un po'.

    Nessun bisogno di chiedere al bidello, stavolta. Pippo sa dove sta la Presidenza, è un luogo che conosce bene, per antica frequentazione, e che ancora risplende in certi brutti sogni. Infatti non riesce a reprimere un brivido, quando al suo timido bussare risponde un “Avanti!”.
    Il preside è un altro, naturalmente, tranne per la chierica che sembra uguale - come se lo avessero sostituito un pezzo alla volta, e la chierica fosse l'unico pezzo che apparteneva al modello di partenza - tutto questo Pippo riesce a pensarlo mentre con incerte parole descrive il suo problema, finché il preside smontabile non lo aiuta a mettere punto a una delle sue frasi involute e interminabili, interrompendolo.
    “Vede, io capisco che lei e il signor Lubamba...”
    “Lumumba”.
    “Mi scusi. Capisco che lei e Lubumba possano trovarsi scontenti della composizione della classe, ma se mi mettessi a cambiare posto al figlio di ogni genitore che viene qui a lamentarsi, lei capisce... è proprio per questo motivo che procediamo al sorteggio”.

    (In un'allucinazione, Pippo vede Lumumba sbattere il suo pugno da mezzo quintale sulla cattedra. “Che merda di sorteggio è, Casso! In una classe quindici stranieri e un'altra neanche uno?” Ma Lumumba non reagisce. Guarda a terra. Insomma, Pippo, tocca a te).

    “Mi permette, signor Preside...”
    “Prego”.
    “Io non è che sono... che sia... io lavoro sa... anzi, al sorteggio non sono potuto venire perché dovevo fare una cosa, un lavoro... e allora...”
    “Ma le garantisco che il sorteggio è stato effettuato con tutti i crismi della legalità, alla presenza di molti altri genitori”.
    “Sì, però, signor Preside... sarà anche venuto con tutti i crismi, però... qualcosa deve essere andato storto, se in una classe ce n'è quindici e in un'altra, con permesso, no”.
    “Quindici... lei intende gli stranieri?”
    “Ecco, sì”.
    “Per prima cosa, le dico di non preoccuparsi. Vedrà che una classe con una presenza di stranieri così ampia non potrà che rivelarsi una straordinaria opportunità di crescita per suo figlio. Anzi (voltandosi a Lumumba) per i vostri figli”.
    “Va bene, signor Preside, però non capisco allora perché questa straordinaria opportunità l'avete data a mio figlio, e per dire, al mio vicino di casa Palmiro Basazzi, cioè a sua figlia, no”.
    “Basazzi? Mi faccia vedere... Ah, ma è al musicale... Le spiego. La nostra scuola ha una sperimentazione musicale, molto apprezzata per le metodologie innovative che da anni sono state introdotte”.
    “E gli extra lì non si possono iscrivere?” Pippo guarda Lumumba, che continua a guardare a terra, ma ha spalancato gli occhi.
    “Tutti si possono iscrivere. Però c'è una lunga lista, capisce. Così abbiamo istituito una prova d'ammissione”.
    “E l'hanno passata solo gli italiani”.
    “In confidenza, non sono molti gli stranieri a iscriversi. Si tratta di un corso un po' più impegnativo degli altri, e così...”
    “(Impegnativo! Te lo dico io cos'è impegnativo! Difendere la merendina da cinque magrebini affamati, questo è impegnativo!)... Però, scusi eh, signor Preside, va bene che c'è la classe musicale e io nemmeno lo sapevo, però... ci sono delle altre classi con pochissimi extra, per esempio questa...
    “Sì, certo, ma è una classe bilingue col tedesco”.
    “E allora? Gli extra non si possono iscriversi a tedesco?”
    “Certo che possono. Ma di solito non lo fanno mai, perché è una lingua più complicata, sa... e poi i nordafricani spesso parlano già francese in casa, e così...”

    Il preside continua a spiegarsi, ma ormai Pippo ha capito. Perché non è mica scemo: è solo che nessuno gli spiega le cose. Le regole segrete.
    E la Regola Segreta in questo caso è: iscriviti prima che puoi. Prima ti iscrivi, e meno stranieri tuo figlio si troverà in classe. Perché nessuno ce l'ha con gli extra, ufficialmente: basta che non vengano a casa tua a fare le ricerche con tuo figlio.
    La gara comincia molti mesi prima. I più tempestivi iscrivono il figlio al musicale. Quelli che non passano la prova d'ammissione possono sempre ripiegare su tedesco. Quando si riempiono le classi di tedesco, è finita: cominciano ad arrivare in segreteria i neri, i marocchini, i cinesi, i filippini, tutta chinatown al completo, e tuo figlio studierà con loro. Per colpa tua, Pippo, perché tu arrivi sempre tardi.

    Quando escono sul cortiletto, Lumumba ritrova la lingua che sembrava avere inghiottito. “Se lo sapevo, Casso! Lo iscrivevo a tedesco”.
    “Ma è difficile, il tedesco”.
    “Per noi è tutto difficile, italiano, tedesco, cosa cambia? L'importante è che mio figlio sta con italiani. In casa non parliamo italiano. Se non lo parla neanche a scuola, tu dimmi, casso: dove?”
    Adesso è Pippo che guarda in basso. Pensa al dialetto che si parla ancora in casa sua. È bello spiegarsi in dialetto, ti riempie la bocca e ti sazia – finché non ti capita di dover parlare con un Preside. O con il responsabile Produzione. O con il bancario a cui stai chiedendo un prestito. O con tutti quei coglioni in cravatta che si prendono gioco di lui da quando era grande come Pipino, e che da qui in poi cominceranno con Pipino.

    Adesso è ottobre. L'altro ieri la moglie di Pippo è andata all'assemblea dei genitori. I professori hanno spiegato che è una classe difficile, già molto indietro col programma, però l'integrazione con gli stranieri sta funzionando e blablabla. Pipino all'inizio era seduto con un bambino polacco che masticava l'italiano abbastanza per scambiarsi le carte di dragonball. Poi però hanno cambiato i posti nei banchi si è ritrovato una cinesina che non dice mai niente. Intanto al telegiornale hanno detto che i leghisti vogliono fare le classi di soli stranieri.

    Pippo stamattina ha sentito che ne parlavano al bar. “È una vergogna”, ha detto Palmiro. “Roba da fascisti”. “Fascisti non lo so”, rispondeva Amintore, “ma razzisti sicuramente”. “Come se gli italiani fossero poi tutti bravi”, aggiungeva Bettino. “In classe con mio figlio invece ci sono certi zucconi made in italy...” “E invece nella classe di mia figlia c'è una ragazzina russa, bravissima, pare che sia già una virtuosa del violino...”
    Pippo ha mandato giù l'ultimo boccone di brioche col cappuccino, è andato a pagare il conto, e ha deciso che la prossima volta vota Lega.

    a ti no te afecta la crisis?


    DiegoDDM
    DiegoDDM (Membro)

  26. @Diego: simpatico il post!!
    Vuoi dire che quindi io alle medie sono finita nella sezione di tedesco perchè in quella di inglese che era stracolma hanno di preferenza messo quelli più scarsi e gli altri ci hanno dirottati su tedesco? In effetti nella mia classe era piena di secchioni e in quella di inglese invece avevano anche un ragazzino segnalato... Adesso capisco i sorteggi...
    Cmq alle superiori ho cambiato lingua e ho fatto inglese, all'inizio ero più in dietro dei miei compagni ma non mi hanno messo in una classe ponte, mi sono fatta un mazzo tanto per mettermi in pari seguendo dei corsi di recupero a scuola il pomeriggio e i miei compagni della mattina che sapevano la lingua mi hanno aiutata, molto di più di quelli del pomeriggio che erano al mio stesso livello infimo...
    Perchè quindi non si può fare così anche per l'italiano? Non capisco...


    GIORGIA RN
    GIORGIA RN (Moderatore)

  27. Giorgia, credo che durante i miei come durante i tuoi anni i problemi fossero diversi e ci fossero MENO stranieri nelle classi.

    no?


    DiegoDDM
    DiegoDDM (Membro)

  28. Io credo che durante i nostri anni non ci siano state molte altre cose oltre che gli stranieri: internet, le lingue straniere (studiate seriamente) etc. Il fatto che tali cose non ci fossero non credo abbia a che vedere con la quantitá di PROBLEMI. Ragazzi siamo obiettivi: se fossimo noi immigrati in un altro paese, accetetremmo questa forma di RAZZISMO?


    sandro
    sandro (Cavallo)

  29. Si, Diego, sicuramente ai nostri tempi non c'erano tanti stranieri, ma i bambini con più o meno problemi o lacune ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Secondo me di questo si tratta e non di nazionalità!
    A me sta anche bene fare le classi ponte e poi inserire i bambini nelle classi "normali" una volta raggiunto il livello dei compagni: però bisognerebbe farlo anche con le altre materie e non solo con l'italiano.
    Quindi pure se un bambino italiano non sa la matematica si dovrebbe iscrivere alla classe ponte e poi si accorperà agli altri quando avrà colmato le lacune e sarà al livello dei compagni! Il principio deve valere per tutti i bambini, senza discriminazioni.
    A me pare (e questo è solo un mio pensiero) che si stia facendo la scuola per la politica (così sono contenti quelli della Lega!) e non la scuola per gli studenti.
    Perchè se mettiamo al centro della questione il bene per un bambino che ha delle difficoltà, è sicuramente più utile e producente una "terapia d'urto", e cioè mattina a scuola con i compagni più in gamba che lo possono aiutare e il pomeriggio i corsi di recupero. Nel caso specifico, i bambini stranieri imparerebbero prima l'italiano (circondati da compagni italiani e facendo qualcosa in più pure il pomeriggio con i prof di recupero) e i compagni italiani imparerebbero un valore importante che non c'è sui libri: quello della solidarietà e dell'integrazione, che non riguarda solo gli stranieri, ma dovrebbe essere reciproca.
    La scuola non dovrebbe preparare solo i futuri avvocati, ingegneri, etc.. ma anche le persone e l'Italia (volenti o nolenti) è già un paese multietnico.
    (Ribadisco che questo è solo il mio modesto pensiero personale).


    GIORGIA RN
    GIORGIA RN (Moderatore)

  30. io trovo sinceramente irritante quel racconto, scritto con un che di "...faziosità da ventennio..." spero sia una provocazione, una cosa ma le classi per stranieri su che base saranno? nel senso insegnare l'italiano a un cinese un magrebino un americano o ad un tedesco(e si perche ci mettete dentro pure loro)non è un po'diverso?

    continuo a pensare che sia una cagata e continua a essere un mio parere personale


    il Malli
    il Malli (Membro)


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